Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:12:24.
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       Martedì, 5 giugno 2007
Democrazia è Libertà - La Margherita
Coordinamento Provinciale

Provinciale del Verbano Cusio Ossola

                                        

Caro Direttore, Caro Maurizio,
ho ascoltato con attenzione il Tuo editoriale di sabato dedicato alla sconfitta elettorale del centro sinistra in zona, e a Domodossola in particolare.
Difficile eccepire! Serve a poco - da parte mia - sottilizzare su chi avesse intuito nei mesi scorsi la situazione, e su chi si sia voluto chiudere dentro un istinto conservatore che ha portato a questo risultato.
E non mi voglio certo lavare la coscienza facendo appello ad un consueto “io l’avevo detto”, né mettermi in difesa sostenendo la tesi - pur vera - che da soli tre mesi reggo la segreteria provinciale del secondo partito dell’Unione.
Non mi spiace lo sport di chi si chiama fuori, né quello di chi scarica addosso ad altri proprie responsabilità, né tantomeno quello di chi cerca capri espiatori.
Per cui mi assumo le responsabilità politiche che mi competono, e fino in fondo. A Domodossola, nel VCO e nel Nord Italia il centro sinistra ha scontato una malattia fatta di incomprensione delle dinamiche vere della società, di altezzosità da potere, di personalismi e tatticismi, di conservazione e di riproposizione di riti, logiche e dinamiche ormai fuori dalla storia e dalla cronaca.
Era logico che i cittadini ci svegliassero con il loro voto. Era logico, almeno per me, che giudicassero inadeguati partiti troppo ripiegati su stessi, chiusi, impegnati non ad interpretare la società ma a autoproteggere ceti dirigenti.
Per questo il risultato di Domodossola non mi ha sorpreso, e mi spinge addirittura a richiamare la categoria evangelica della necessità che a volte gli scandali è bene che avvengano.
Perché forse stavolta questo voto servirà a scuotere definitivamente le coscienze in sonno di chi nel centrosinistra ritiene che si possa continuare indefinitamente a proporre logiche, dinamiche, uomini del passato come se i cittadini fossero solo carne da voto.
Ho detto che non mi sottraggo alla mia parte di responsabilità di dirigente politico, che secondo i riti del tatticismo dovrebbe oggi tacere ma secondo quelli della trasparenza e della politica vera ha invece il dovere dell’agire.
Il centro sinistra ha oggi un’occasione storica, che non può fallire, per dimostrare di aver capito la lezione: la creazione del Partito Democratico.
Il processo di creazione del PD è la cartina al tornasole della nostra capacità di cambiare e di rimetterci in sintonia con la società che si muove attorno a noi. Se sapremo cambiare politiche, rompendo antiche e comode rendite di posizione (penso al rapporto con i sindacati, tanto per non far nomi) per veleggiare nel mare aperto della ricerca del consenso e delle risposte ai cittadini partendo dall’ascolto delle esigenze e non dalla diffusione della verità rivelata da parte di chi fa politica, se sapremo costruire un centro sinistra realmente moderno, innovativo, autonomista che spazzi via l’immagine e la sostanza di una coalizione conservatrice di sé stessa, di determinati ceti e sostanzialmente romanocentrica (o torinocentrica), allora questo voto sarà ricordato come salutare.
Se sapremo cambiare metodo, aprendo le sezioni dei partiti anziché chiuderle al vento del rinnovamento, del protagonismo dal basso, della partecipazione, allora lo schiaffone di Domodossola sarà ricordato come un positivo shock anafilattico.
Personalmente –per quel che può valere- lego a questo la mia attuale esperienza di dirigente politico del Verbano Cusio Ossola, e in questo mi impegno iniziando dall’assemblea dei cittadini per il Pd, indetta per il prossimo 15 giugno a Verbania, in cui ci avviaremo questo processo. Che sarà senza reticenze, senza indugi e senza passi indietro nella misura in cui i cittadini che ci credono parteciperanno e diranno la loro.
E siccome far politica non significa aver vinto un concorso pubblico, a questo processo di rinnovamento politico lego anche la mia personale esperienza. Se alla fine la scommessa sarà vinta, avrà un senso continuare la battaglia.
Diversamente, sono ben disponibile a lasciare il posto ad altri suonatori. Purchè la musica sia più moderna delle marce novecentesche che convinceranno forse qualche truppa, ma fanno scappare il popolo!
Con viva cordialità,

Enrico Borghi


Verbania, Lunedì 4 giugno 2007
  
 

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