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Ma la valle non perda il treno Walser
Borghi, presidente dell’Uncem: il collegamento con la Svizzera può essere il traino per gli investimenti
«Mettete a posto queste strade dell'Ottocento, invece di pensare ai trenini nella montagna».
Probabilmente più d'uno avrà reagito in questo modo, di fronte alle immagini di una strada che nel Duemila, in una delle valli turisticamente più importanti d'Italia, semplicemente "sparisce" (fortunatamente senza conseguenze alle persone).
E sparisce perché era già in miracolo che rimanesse lì, viste le sue condizioni disastrose e vista l'ignavia di un'Anas sempre pronta a fare le orecchie da mercante.
Eppure, paradossalmente, strada e Walser Express si tengono, si legano e costituiscono un paradigma per questa valle ma anche per l' intera montagna italiana.
Da anni gli anzaschini chiedono a gran voce ai politici di turno risposte per sistemare una strada che, come ha giustamente detto il presidente della Comunità Montana Monte Rosa Claudio Sonzogni, ha dei punti vergognosi.
Si sono sgolati con i democristiani, con i socialisti, con i socialdemocratici, con i comunisti. Poi con il Polo delle Libertà. E ora con l'Unione. Ma la situazione è rimasta quella che è.
Tanti sopralluoghi, qualche promessa, e poco più. Perché il modello del piattino in mano di fronte ai potenti di turno chiedendo l'elemosina oggi non regge più. Non deve reggere più. Deve arrivare il tempo in cui i diritti fondamentali degli abitanti di montagna (e tra questi il potersi muovere in sicurezza e dignità) vengano salvaguardati e rispettati, e in cui gli investimenti vengano condotti per far decollare progetti figli della programmazione e non dell'assistenzialismo o – peggio - delle amicizie politiche.
Per far questo bisogna adottare metodi nuovi. È quello che hanno appreso gli amministratori della Valle Anzasca, che dalle loro prime reazioni dimostrano dignità e lungimiranza.
Spiegare e dimostrare alle autorità competenti che dare una strada sicura e moderna ad una valle alpina è anzitutto un dovere istituzionale.
E che per perseguire questo obiettivo occorre avere un progetto di crescita e di sviluppo,e una forte coesione di intenti.
Se Macugnaga, un tempo "perla del Rosa" è passata da oltre 200.000 presenze all'anno degli anni '70 alle 40.000 scarse dell'anno scorso è anche perché c'è una strada di accesso che è indegna di una stazione turistica internazionale.
E se Macugnaga, per la prima volta, si "apre" alla valle e al Vco con un progetto innovativo, che guarda avanti e che fa della coesione e dello sviluppo compatibile il suo cuore, allora si capisce che questa è la premessa per una risposta politico-istituzionale forte e vera.
Non assistenziale, né predicatoria, ma reale. Macugnaga e la Valle Anzasca non potranno avere un progetto di rilancio turistico ed economico vero senza due basi fondamentali: una attrattività di rilievo internazionale (ecco il trenino) e una rete di servizi di assoluto livello (ecco la strada di accesso, tra le altre condizioni).
Allora le due cose si legano e si tengono: il "trenino" può trainare la strada, e la strada può far partire il "trenino".
E, soprattutto, dimostrare ai vari centralismi del potere (Torino, Roma, l'Ares o l'Anas) che c'è una volontà nuova da queste parti.
Enrico Borghi
Rendiamo scaricabile anche il pdf dell' articolo apparso sulla Prealpina.
Inviate le vostre considerazioni all’indirizzo di posta elettronica info@enricoborghi.it"
Caro il signor Borghi,
se non mi sbaglio, a lei si deve la proposta di unire con nuovi impianti Macugnaga a Zermatt e Saas Fee.
Mi chiedo come si possa arrivare a formulare proposte di tale irresponsabilità, in termini di impatto ambientale, di costi energetici e di travisamento culturale dello "sviluppo".
L'arte dell'illusionismo la lasci alla parte politica che lei sostiene di avversare.
E se poi ho sbagliato persona le chiedo di scusare queste parole.
Erminio Ferrari |
Ho letto nella sua dichiarazione in proposito, parole sensate, frutto di una mentalità non più ripiegata su sè stessa, su un'idea di "autonomismo-assistenzialismo ossolano", ma di contestuale europeismo e fierezza della propria storia.
E' un atteggiamento necessario, e spero spezzi le posizioni chiuse ancora imperanti in certe parti
dell'Ossola.
Complimenti e cordiali saluti Luigi Andrea Bedoni - Borgomanero |
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