
Enrico Borghi, nella sua qualità di coordinatore provinciale della Margherita del Verbano Cusio Ossola, è intervenuto sabato scorso 31 marzo al Congresso Regionale della Margherita del Piemonte, svoltosi nella sala dei 500 del centro congressi del Lingotto di Torino.
Dalle assise, che hanno visto l'elezione a coordinatore regionale dell'europarlamentare biellese Gianluca Susta, sono usciti anche i delegati piemontesi al congresso nazionale che si terrà a Roma dal 20 al 22 aprile e che vedrà Borghi tra i delegati.
"Faccio parte - ha detto Borghi - di coloro i quali ritengono che un partito sia l'organizzazione di una speranza, piuttosto che lo strumento per l'occupazione del potere o per l'imposizione di una volontà di una élite.
Per questo dobbiamo guardare con grande attenzione alla speranza del popolo dell'Ulivo, che in questi dodici anni ha chiesto a noi di lavorare per il futuro.
Il Partito Democratico può essere la risposta a questa speranza, se sapremo dargli anima e vitalità.
I partiti politici nascono se rispondono ad una funzione storica, non per salvaguardare la classe dirigente di un momento, e il PD ha la funzione storica di accompagnarci verso la globalizzazione coniugando correntemente al presente e al futuro l'idea di democrazia.
Ma il problema della democrazia è che essa o nasce e cresce dal basso o semplicemente non è. Non era democrazia quella degli ottimati dell'antica Roma.
Non era democrazia quella degli illuministi.
Non era democrazia quella del centralismo democratico del Pci.
E purtroppo oggi viviamo un'epoca politica nella quale lentamente la democrazia va trasformandosi, anche per nostre colpe di partito che spesso su questo si è chiuso nell'ignavia, in oligarchia.
Se crediamo davvero alla democrazia, al punto da creare un Partito Democratico, dobbiamo essere conseguenti.
Sia nell'assetto politico ed istituzionale, con l'introduzione del concetto di sussidiarietà nel riordino istituzionale dei poteri, sia con l'equilibrio dei poteri mettendo al bando populismi e bonapartismi.
Per questo spero che finisca anche in Piemonte il rito della democrazia ratificante, che ratifica ciò che viene deciso nei salotti esterni alla vita politica, e ricominci il rito della democrazia decidente, quella in cui le decisioni avvengono nei luoghi e nelle forme della politica partecipata e diffusa.
Si è molto parlato in questo congresso del tema della laicità, ma io vorrei aggiungere un'altra casella fondamentale del futuro Partito Democratico e intanto del dibattito interno alla Margherita: pluralismo.
Un partito vive e si rafforza se è plurale e se è capace di rappresentare correttamente le molte potenzialità che in esso si esprimono.
Per questo guardiamo alla nuova segreteria di Gianluca Susta con uno spirito di ripartenza, che sappia abbandonare le logiche quantitative su cui in questi anni si è lavorato nella Margherita piemontese.
Sì, perchè noi in questi ultimi due anni in Piemonte ci siamo sentiti spesso sopportati, raramente supportati, a volte discriminati, sia politicamente che territorialmente. E il caso delle elezioni politiche del 2006, e delle liste senza rappresentanti di nessuna provincia del Piemonte 2, ne è stato l'esempio più eclatante.
Se vogliamo essere democratici dobbiamo essere pluralisti, e nel pluralismo ci sta anche il riconoscimento di quelle realtà che hanno numeri inferiori ma che per questo non sono si serie B, perchè bisognerebbe ritornare a considerare le persone che fanno in politica non per il peso delle tessere che possono mettere sul tavolo ma per il peso delle loro idee e per la capacità di tradurre in pratica valori e ideali.
E' una battaglia difficile, certo, ma come ci ha insegnato Nino Andreatta bisogna fare anche le cose che credi non abbiano successo.
Se ci credi, alla fine vincerai".