Una straordinaria volontà di partecipazione che pone alla politica l'obbligo di fornire risposte.
Così si può sintetizzare la giornata di domenica, con le
Primarie che hanno visto una straordinaria mobilitazione di cittadini che è andata ben al di là delle più rosee aspettative.
Sbaglia chi riduce, per miope e asfittica polemicuccia politicante, questa prova di democrazia a semplice mobilitazione degli apparati.
In realtà domenica è sfilata nei seggi una cittadinanza motivata e determinata, che ha dato un chiaro messaggio di voler essere protagonista nella scelta dei propri governanti proprio in un momento nel quale questa libertà di scelta viene ridotta da una nuova legge elettorale confezionata sullo stile del "prendere o lasciare" e del votare a scatola chiusa un partito, a prescindere dal suo contenuto di uomini, di storie personali e di esperienze.
Domenica è suonata una campana che è stata udita da tutti, e che l'Unione del centro sinistra non può lasciare cadere invano.
Questa partecipazione, infatti, deve spingere il centro sinistra a ricercare - come ha detto Rutelli - intelligenti, efficaci, convincenti forme di unità per vincere le elezioni e per creare le condizioni per governare cinque anni.
Sul piano politico, le primarie - consacrando la leadership di Romano Prodi - hanno contemporaneamente rafforzato la linea riformista dell’Unione e spiazzato il centro destra che sperava di mettere in difficoltà Prodi con una legge maliziosamente attagliata.
Oggi esistono le condizioni - grazie alla spinta del voto popolare - per creare un baricentro interno alla coalizione stabilmente ancorato ai valori del riformismo e del buon governo, e in grado di rassicurare tutti gli italiani che il governo dell’Unione non sarà un salto nel buio.
Per questo non dobbiamo essere timidi. E dobbiamo raccogliere l’energia vitale che il voto di milioni di cittadini domenica ha sprigionato.
Ha ragione Pierluigi Castagnetti quando sottolinea che ora occorre cercare insieme forme non ambigue di unità nel centro sinistra.
E la sfida del Partito Democratico, da tempo lanciata dalla Margherita, appare oggi praticabile e fattibile.
Il “popolo” del centro sinistra è già in larga parte lì con la mente, con il cuore e con il voto.
Sta a noi costruire –su queste basi- quella nuova casa comune che non sia la terra degli ex, che non sia il santuario per la conservazione delle reliquie del passato, ma che sia l’ambito nel quale gli eredi delle migliori tradizioni democratiche del Novecento italiano (le stesse che fecero la Resistenza e scrissero la Costituzione) costruiscono il futuro del Paese con le forme e con i modi che la modernità oggi richiede.