Non sono i numeri del lotto sognati.
Sono l’incubo dei conti dell’ASL 14 del Verbano Cusio Ossola. Che nel grande buco della Sanità piemontese emerso in questi giorni (un deficit da un milione di euro!) “primeggia” fra le Aziende Sanitarie in maglia nera, preceduta (su 29 tra Aso e Asl) solo da Collegno, Asti, Torino 4, Novara e Chieri.
Occorre entrare con urgenza nel dettaglio di questa cifra, capire le vere motivazioni di questa voragine e uscire dagli stereotipi che hanno accompagnato la stagione che abbiamo alle spalle.
Sono i tre ospedali a costare di più?
Se è così, si dica quanto e in maniera chiara.
Personalmente ho la sensazione che le voci di costo siano anche altre (iniziando dalle convenzioni con il settore privato), ma non vi è dubbio che un risultato così pone un ripensamento serio in termini di controllo di gestione, di programmazione, di responsabilizzazione.
Se nel VCO si produce ogni anno un debito di 150 euro pro capite in materia sanitaria, occorre ripartire dalle questioni di fondo.
Quali sono i nodi strutturali?
Quali sono le scelte irrinunciabili?
Se vogliamo mantenere e potenziare i presidi, è bene partire da una serie analisi delle voci di costo, della struttura della spesa e delle priorità di allocazione di risorse da parte di tutta l’Asl.
Però non si possono sottacere le responsabilità politiche e manageriali della conduzione dell’Azienda Sanitaria del Verbano Cusio Ossola.
Questo è anche il risultato dell’incesto di via Mazzini, dove non si capiva se fosse il direttore generale o l’addetto stampa-segretario provinciale di Forza Italia a compiere le scelte, dove ci si guardava bene dal toccare santuari inviolabili (anzi, se ne sono creati di appositi!!) e dove a seconda dei momenti si giocava al rimpiattino fra manager e politici.
L’elemento basilare per la sanità futura del VCO è uno steccato serio tra la politica (intesa come programmazione, indirizzo e controllo) e la gestione (intesa come amministrazione quotidiana e responsabilità di conduzione).
Inutile meravigliarsi del deficit, quando in questi anni abbiamo avuto politici che volevano gestire minuziosamente e “manager” che hanno accettato supinamente di tutto.
La politica torni alle sue responsabilità, ed esca dalla tentazione di gestire il sottobosco della sanità.
I manager si rendano conto che non sono entità soprannaturali al di sopra del bene e del male, ma devono confrontarsi e rendere conto al territorio e ai suoi rappresentanti anziché preoccuparsi esclusivamente di rientrare nelle grazie dell’assessore regionale di turno.
E soprattutto si abbia la forza di dare alla sanità del VCO metodi nuovi, aria fresca e interlocutori credibili.
E’ il primo passo per risalire la precipitosa china nella quale siamo caduti.