Le proposte della Margherita del VCO per uscire dalla crisi delle attività produttive locali
La vicenda Lagostina è stata emblematica della attuale situazione di crisi che l’industria della zona sta vivendo, e ha fatto cogliere in tutta la provincia la difficoltà prodotte anche in sede locale dal rallentamento che è in corso in tutti i settori del made in Italy.
Se a ciò ci aggiungiamo la nuova fase di recessione economica nella quale il Paese è entrato con i dati congiunturali pubblicati recentemente dall’Istat, abbiamo il quadro di una situazione - purtroppo - chiara: anche nella nostra zona, fino a qualche anno fa realtà vitale del settore produttivo in termini di crescita di fatturato e di esportazioni, le cose sono rapidamente cambiate.
E se viene a galla l’inadeguatezza di un capitalismo di tipo familiare che fatica a lasciare il campo ad un management attrezzato e in grado di relazionarsi con il territorio, emerge anche l’esigenza di fondo: qual è il nuovo modello produttivo che vogliamo attribuire alla nostra provincia nell’era della globalizzazione?
La Margherita del VCO a tale proposito ritiene indispensabile che il “sistema Verbano Cusio Ossola” raccolga la sfida del rilancio economico del territorio, e quindi conseguentemente sappia scegliere il modello produttivo del prossimo futuro.
1 - il modello industriale
E’ il caso quindi di ragionare e di riflettere, perché lo snodo non è banale e attorno ad esso si gioca il futuro stesso di una presenza industriale nella nostra terra.
Non c’è dubbio che l’arrivo dei francesi ad Omegna - soprattutto in presenza della controproposta Bialetti-acuisca il sentimento di noi italiani di esserci trasformati in una sorta di colonia industriale.
Il nostro paese ha infatti perso o fortemente ridotto la sua capacità produttiva in settori industriali nei quali era stato fra i primi al mondo (vedi i casi dell’informatica o della chimica), è uscito dai mercati a continua crescita dell’elettronica di consumo per non aver voluto investire su ricerca e sviluppo, ha sostanzialmente lasciato scomparire interi settori produttivi nei quali eccelleva per dare il via –nel decennio che ci lasciamo alle spalle- al supermarket delle privatizzazioni e al trasferimento del valore aggiunto industriale nel mondo della finanza.
In tutto condito qua è là da qualche demagogia e dall’illusoria proiezione che l’Italia (ma anche il VCO) potesse essere un paese-Disneyland, potenzialmente in grado di vivere senza industria ma solo di servizi, turismo ed enogastronomia.
I nodi vengono al pettine, anche da noi.
E mentre emerge un modello nel quale piccolo non è più bello, è il caso di porsi rapidamente, se vogliamo fare tesoro degli errori di questi anni, un interrogativo: qual è il modello che ci vogliamo dare?
Qual è il tipo di politica industriale che vogliamo sposare? Siamo consapevoli che o si cambia o si muore?
Sono almeno quindici anni che in Italia non c’è una vera politica industriale.
E nel VCO non abbiamo certo brillato per spirito di iniziativa o per capacità innovativa su questo versante. Il risultato di questa assenza di visione è che l’Italia si è trasformata in una colonia industriale, e noi non possiamo certo pensare di avere l’immunità! Serve a poco oggi recriminare contro i francesi che arrivano.
Anzi, per fortuna ci sono loro, altrimenti chissà se ci sarebbe davvero qualcuno che con autentica cultura industriale, reali capacità finanziarie e concreta disponibilità all’investimento è in grado di riconvertire il decotto tessuto produttivo locale.
E’ urgente quindi che il VCO si interroghi sul modello industriale del proprio futuro.
Intanto, ribadendo con chiarezza che il nostro territorio deve continuare ad avere una vocazione industriale, e non arrendersi all’idea che la globalizzazione sia sinonimo di espulsione industriale dal nostro tessuto produttivo ma che sia al contrario un impulso per l’ammodernamento e l’innovazione di questo comparto, che è e resterà fondamentale per l’economia di questo territorio anche in futuro.
In tal senso, la Margherita - Coordinamento provinciale del Verbano Cusio Ossola avanza le seguenti proposte, da porre come punti dell’ordine del giorno del nostro nuovo modello:
- questione dimensionale: le nostre imprese sono ormai troppo piccole e troppo sole per reggere l’impatto della globalizzazione.
Occorre accompagnarle verso una nuova logica dimensionale, ricostruendo una èlite industriale locale che si è persa in questi anni in grado di fare da traino al sistema della subfornitura e sostenendo fiscalmente la creazione di società di servizi e di concentrazioni di imprese nel nostro sistema produttivo locale.
- internazionalizzazione: l’approccio sui mercati esteri non può essere all’insegna del fai-da-te, ma necessita di convergenza verso un unico coordinamento
- innovazione tecnologica e ricerca: in connessione con FinPiemonte e con la Regione Piemonte, mettere fine allo sfruttamento del Tecnoparco del Lago Maggiore e iniziare il suo utilizzo, stabilendo nessi causali tra la ricerca e la produzione, adeguando il sistema degli incentivi pubblici a ciò anche attraverso il modello americano della Tax Increment Finance (detassazione degli utili a livello distrettuale per cofinanziare proposte progettuali in campo di ricerca e innovazione).
In tale comparto, occorre “ripensare” alla mission di SAIA s.p.a., che va riconvertita e indirizzata ad azioni di riqualificazione e sviluppo dei fattori competitivi locali, al sostegno delle attività di promozione internazionale dei marchi locali, al sostegno per il miglioramento dei processi produttivi, al sostegno alla riqualificazione e diversificazione produttiva, al sostegno alle politiche di filiera.
- lavoro e formazione: rilanciando le politiche di concertazione e abbandonando l’idea tayloristica della produttività legata alla contrazione del costo del lavoro di una manodopera dequalificata e generica, occorre da un lato stringere i bulloni della formazione continua e qualificata (con una gestione finalizzata e non burocratica del Fondo Sociale Europeo) e dall’altro gestire il ricambio generazionale all’interno delle imprese incentivando la formazione di nuove figure manageriali in grado di integrare il ruolo degli imprenditori nelle funzioni di gestione strategica delle imprese
- politiche finanziarie: le imprese vanno sostenute e aiutate nella crescita dal sistema creditizio e finanziario, secondo procedure trasparenti e omogenee che si articolino su assi che si chiamano consorzi fidi ad hoc, sviluppo dei fondi di garanzia, verifica degli effetti di Basilea 2 fino a ipotizzare veri e propri “bond di distretto” per immettere risorse finanziarie fresche nello stremato tessuto locale.
- reti e servizi: sfruttare la liberalizzazione energetica (invero finora sono annunciata) del mercato elettrico contenuta nel decreto competitività e rafforzare il sistema della logistica, oggi lasciata a sé stessa
- fisco e pubblica amministrazione: riduzione selettiva e progressiva delle imposte regionali sulle attività produttive (iniziando dall’Irap) e detassazione degli utili reinvestiti; rivisitazione degli Sportelli Unici per le Attività Produttive e loro sostanziale “revamping” e trasformazione in centro servizi alle imprese con il coinvolgimento delle associazioni di categoria
2 - il comparto turistico
La stessa filosofia di innovazione di prodotto e di processo che deve permeare il comparto industriale deve conoscere anche il campo turistico, che deve lavorare in maniera robusta sotto il profilo della organizzazione, dell’accoglienza, delle attività di incoming, del coordinamento della promozione.
A tale proposito si ritiene strategica l’integrazione dell’offerta lago-montagna come elemento caratterizzante, ma si valuta indispensabile l’adozione di politiche di riqualificazione del comparto turistico, mediante:
- il sostegno e la valorizzazione in un quadro di programmazione delle iniziative di recupero dei beni culturali e ambientali presenti sul territorio
- l’ammodernamento delle strutture turistico-ricettive in termini di concorrenzialità verso i nuovi mercati del wellness
- l’allargamento del comparto ricettivo a realtà più conformi alle caratteristiche del territorio (alberghi diffusi, recupero patrimonio edilizio a fini ricettivi alberghieri ed extralberghieri, sostegno alla riqualificazione delle piccole strutture alberghiere e ristorative)
- il coordinamento dei soggetti dediti alla promozione e accoglienza
- la predisposizione e la promozione di un “marchio turistico” che sappia connotare l’offerta del VCO a livello complessivo, sulla falsariga di quanto già attuato in tal senso dall’Alto Adige-Sudtirol
3 - le filiere produttive
Lo sfruttamento razionale, sostenibile ed equilibrato delle risorse naturali presenti sul nostro territorio può essere il volano di un nuovo comparto produttivo.
A tale proposito si individuano le seguenti indicazioni:
- creazione effettiva del distretto lapideo del VCO, al quale abbinare le logiche di innovazione sopra descritte
- attivazione della filiera industriale di sfruttamento della risorsa acqua, mediante la costituzione di soggetti imprenditoriali a regia pubblica per l’applicazione dei disposti del ciclo integrato previsto dalla legge Galli e la nascita di specifici soggetti finalizzati a cogliere le opportunità della liberalizzazione energetica in campo idroelettrico
- attivazione della filiera produttiva di sfruttamento della risorsa legno, mediante potenziamento del Consorzio Filiera Forestale del VCO
- attivazione delle filiere connesse all’enogastronomia mediante costituzione di un apposito soggetto provinciale in grado di coordinare le molteplici iniziative condotte in tal senso dalle Comunità Montane, dai Consorzi e dalle associazioni di categoria
Su queste basi, invitiamo l’Amministrazione Provinciale a proseguire nell’azione di concertazione, stimolo e attivazione del “tavolo dell’economia” locale, condividendo la proposta di indire uno specifico Consiglio Provinciale tematico dedicato ai temi dello sviluppo e del rilancio economico in vista della costruzione del “nuovo modello produttivo del VCO” sul quale confrontarci con la Regione Piemonte e con lo Stato e chiedere impegni e garanzie in funzione delle responsabilità istituzionali di ciascuno.
A tale proposito, la Margherita del Verbano Cusio Ossola chiede che i contenuti e le proposte contenute nel presente documento siano oggetto di attenta valutazione da parte delle forze politiche, sindacali e imprenditoriali e siano tradotte in documenti istituzionali a seguito delle azioni di sintesi concertativa e politiche conseguenti.