Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:11:25.
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       Martedì, 12 ottobre 2004

Sanità e storia: appunti di viaggio per non sbagliar mira



Ma la storia è ancora magister vitae?
C’è da chiederselo, viste le continue prese di posizione sulla materia sanità che continuano ad essere imperniate sul presupposto che noi (ossolani, verbanesi, cusiani) siamo l’ombelico del mondo, e siamo in grado di disporre a nostro piacimento di tutto e del contrario di tutto.

Nello spettacolare florilegio di prese di posizione, ordini del giorno e veementi dichiarazioni scaturito dopo la battuta di Enzo Ghigo (“l’ospedale unico non è più un dogma”) emerge questa singolarità, pur nella contraddittorietà delle proposte che appaiono tutte all’insegna della confusione: la decisione spetta hic et nunc, qui e ora.
Su questa base –e su questo equivoco- è stato un proffluvio di apodittiche determinazioni, che non sembrano tenere conto di una banale quanto scontata verità: che la competenza in materia era, è, rimane e rimarrà regionale.
Vale a dire del Presidente della Regione Piemonte, del suo Assessore delegato, della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale.
Tutto il resto è espressione delle varie sensibilità territoriali, per usare un termine alato, oppure poco più che folklore, per usare un termine tranchant.

Così, per l’ennesima volta la nostra provincia rischia di andare fuori mira, impegnandosi in una strenua e stremante guerra dei cento anni intestina, che come tutte le guerre tra poveri si concluderà con la sconfitta degli eserciti in campo e con la vittoria delle potenze coloniali, in questo caso torinesi, ferme a godersi beate sulla collina lo scontro tra tifoserie ossolan-verban-cusiane.

Ci siamo dimenticati, in questo territorio, che una scelta destinata ad incidere profondamente nella nostra storia quale quella di far transitare –nel 1748- il VCO dallo Stato di Milano al Ducato di Savoia non fu assunta per le volontà presenti sul territorio, ma a seguito della guerra di successione spagnola in virtù della quale gli Spagnoli vennero cacciati da Milano?
Mutatis mutandis, la scelta su futuro riassetto sanitario del VCO sarà strettamente legato alla “guerra di successione” piemontese, ovvero se Ghigo riuscirà a succedere a sé stesso o se il centro sinistra del triumvirato Morgando-Marcenaro-Valpreda riuscirà a imporsi.

Anziché baloccarsi in una stucchevole commedia degli equivoci interni, la classe dirigente del VCO farebbe bene a porre ai futuri candidati presidenti del Piemonte una domanda semplice: che idea avete sul futuro sanitario di questo territorio?
E con quale metodo intendete procedere?
Dimenticarsi che

  1. la competenza è regionale
  2. l’inquilino di palazzo Lascaris potrebbe cambiare
  3. la finanziaria imporrà un ulteriore giro di vite sulla spesa corrente, evidenziando ancor più il deficit di struttura dell’ASL 14 a seguito dei suoi plessi ospedalieri a bassa produttività

è un po’ come dimenticarsi che nel calcio non si può prendere la palla con le mani, non si può dare calci agli avversari e poi pretendere di vincere la partita.

Alla fine qualcuno di spiegherà che non conosciamo le regole del gioco, e alla fine di una stremante discussione che viene avanti sterilmente da dieci anni deciderà per noi.

Vogliamo fare la fine dei nostri padri che subirono le conseguenze del trattato di Aquisgrana perché non seppero esprimere una autentica soggettività politica?

  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi