La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha ascoltato ieri mattina la delegazione Uncem, rappresentata dal Presidente Enrico Borghi e dal Vicepresidente Vicario Andrea Cirillo, in merito al disegno di legge di riforma dell’ordinamento locale e Carta delle Autonomie ad iniziativa del Ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli.
Il testo di legge contempla, tra le altre cose, la soppressione delle Comunità montane da parte delle Regioni a decorrere dal 2010. L’azzeramento dei trasferimenti ordinari alle Comunità montane da parte dello Stato è invece stato già anticipato dall’ultima finanziaria, che prevede di erogare ai soli Comuni appartenenti alle Comunità montane il 30% delle risorse.
“Siamo di fronte a un disegno incoerente – ha detto il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi, che ha rimarcato inoltre la distanza di Uncem dalle posizioni di Anci, Upi e Regioni che hanno disertato l’audizione di questa mattina –.
La cessazione dei trasferimenti alle Comunità montane scarica gli oneri sui Comuni aderenti e sulle Regioni, oltre a determinare l’abolizione di numerosi servizi comunali attualmente gestiti in forma associata.
Tra le incongruenze di questo disegno di legge c’è inoltre il fatto che il catasto non figura tra le funzioni fondamentali comunali, così come non viene riconosciuta quella relativa alla promozione dello sviluppo socio-economico in ambito locale.
Si abroga poi ogni riferimento normativo del TU 267/2000 alle Comunità montane, incluso il riconoscimento di ente locale. Di fatto, cancellando un ente locale e tutte le leggi ad esso riferite con un semplice tratto di penna! Ancora, non è pensabile, nelle piccole e piccolissime municipalità, trasferire a un ente intermedio precario come l’Unione dei comuni materie fondamentali come urbanistica, edilizia pubblica e privata, gestione del territorio, viabilità, servizi sociali, edilizia scolastica e istruzione, polizia municipale.
Senza alcuna salvaguardia, nelle aree montane, del principio di specificità montana sancito dall’art. 44 della Costituzione".
“Condividiamo l’esigenza di razionalizzazione e semplificazione del sistema dei poteri locali – aggiunge Borghi – e in particolare la spinta verso l’associazionismo comunale obbligatorio delle amministrazioni di minore dimensione demografica, ma chiediamo la previsione di un unico livello istituzionale sovracomunale obbligatorio.
Così com’è il disegno di legge in esame non costituisce una riforma di stampo autonomista, quanto piuttosto un tentativo di imporre dal centro alcune soluzioni che appaiono inadeguate, in particolare sul versante dei piccoli Comuni, la gran parte dei Comuni italiani, i quali devono essere salvaguardati nella loro sovranità e nelle loro caratteristiche”.