I sindaci dei piccoli Comuni montani associati all'Uncem si oppongono al nuovo Codice delle Autonomie oggi al vaglio del Consiglio dei Ministri.
“Come rilevato ieri a margine della Conferenza unificata, il nuovo Codice porta avanti una logica pericolosa, che sottrae sovranità ai piccoli Comuni sulle materie di loro peculiare competenza e svuota il ruolo del sindaco - ha affermato il Presidente dell'Uncem Enrico Borghi.
Inoltre, se passano gli emendamenti condivisi da Regioni, Anci e Upi, gli stessi Comuni saranno privati della rappresentanza nelle sedi di concertazione istituzionale.
Questo atteggiamento isolazionista è inaccettabile, per la rappresentanza istituzionale e storica a difesa e sostegno delle piccole realtà territoriali montane che ci ha portato negli ultimi cinquant'anni a batterci con tenacia.
Pertanto, l'Uncem sostiene tutte le forme di protesta che sin da ora gli oltre quattromila sindaci dei piccoli Comuni montani stanno organizzando sul territorio.
Il testo presentato oggi al Consiglio dei Ministri contraddice i principi del federalismo e nega alle Comunità locali l'autogoverno del territorio.
Si sta operando uno scippo istituzionale ai danni di un'intera categoria di enti e di amministratori locali.
Il Ministro per la Semplificazione non sa nemmeno quante Comunità montane ci sono in Italia a fronte della riforma operata in questi ultimi due anni e, a questo punto, ci chiediamo se sa di che cosa sta parlando e se conosce il ruolo funzionale di network sociale ed economico di territori orograficamente fragili.
Non corrisponde al vero quanto detto dal ministro in relazione alle spese delle Comunità montane, visto che i dati Istat confermano che i costi della politica incidono poco più dell'1%.
Ribadiamo che le Comunità montane attualmente sono 185 e non 367 come dichiarato da Calderoli oggi a Radiocity. E che a fronte della Finanziaria 2008, le CM sono state trasformate di fatto in agenzie di sviluppo del territorio. Un territorio che detiene il primato delle risorse green e che per questo necessita di un sistema di regole chiare capaci di garantire il ritorno - in termini di investimento - di quanto elargito".
"Il confronto tra regioni e autonomie locali di questi giorni sugli emendamenti al Codice delle Autonomie ha portato ad un risultato corporativo e al ribasso, che ha trovato come unico minimo comune denominatore il tentativo di spartirsi le spoglie degli enti montani".
Così il
Presidente dell'Uncem Enrico Borghi a conclusione della Conferenza Unificata di ieri sera che ha visto Anci-Upi-Regioni proporre emendamenti condivisi al Codice delle Autonomie che espropriano gli enti montani della possibilità di rappresentanza.
"Si opera un significativo svuotamento del ruolo e del poteri dei piccoli comuni - ha detto Borghi - e la soppressione delle Comunità montane e dei Consorzi Bim apre le porte all'esproprio di sovranità politica dei territori montani, completato dal clamoroso tentativo di escludere l'Uncem dalla conferenza unificata e dai tavoli regionali di confronto per usarci come bottino della vittoria dei sindaci metropolitani.
Siamo certi che i sindaci dei piccoli comuni montani non accetteranno mai che il sindaco di Torino, quello di Roma o quello di Milano decidano a nome e per conto loro.
Ci auguriamo che Governo e Parlamento sappiano tutelare il principio di pluralismo istituzionale così pesantemente conculcato oggi da Anci e Upi".