Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 1-12-2009; 16:35:54.
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       Mercoledì, 18 novembre 2009
Audizione Commissione Bilancio su nuova Legge Montagna
Uncem dice no: testo assistenzialista e sganciato dalla new economy del territorio


Il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi, ascoltato oggi dalla Commissione Bilancio della Camera in merito al testo unificato dei disegni di legge sulla montagna (ddl A.C. 41 e abbinati), ha bocciato senza mezzi termini l’impianto del testo, che appare ancora legato ad una concezione di stampo assistenzialista e settoriale, lontano dall’idea che Uncem sta portando avanti di enti montani strettamente legati allo sfruttamento delle risorse e allo sviluppo del territorio. “Da tempo diciamo di abbandonare ogni concezione assistenzialista, centralista e dirigista per un modello di partecipazione diretta delle autonomie locali allo sviluppo del territorio e allo sfruttamento delle risorse.
E se questo è il testo di legge evidentemente non ci siamo capiti” – dice Borghi. “Si torna a confondere montuosità con montanità - contionua Borghi entrando nel merito del ddl - e a riproporre criteri esclusivamente altimetrici che identificano Comuni deputati alla governance del territorio che non agiscono in forma associata, in contraddizione quindi con l’impianto federalista del nuovo Codice delle autonomie che va verso le forme associative.
Concepire una classificazione fatta a livello centralista dalla quale discenda una politica della spesa pubblica fatta sempre a livello statale significa rimanere imperniati in una concezione vecchia, che non produce significative capacità di risposta e tantomeno azioni sistemiche di sviluppo.
Abbiamo bisogno di altro. Non di spesa pubblica, non di spesa centrale, ma di trasferimento di poteri fiscali ai territori montani per godere dello sfruttamento delle risorse locali.
Lo Stato, piuttosto, si impegni per fornire garanzie sui servizi di propria competenza. Garantisca i livelli minimi essenziali in materia di servizi di prossimità: scuole, presidi sanitari, uffici postali, ecc.
E qui, dentro la salvaguardia di questi livelli minimi essenziali, concentri le proprie limitate risorse.
E per il resto dia poteri fiscali ai territori e agli enti locali, assicurandosi il compito della perequazione.
Oppure - ma forse sarebbe meglio dire al tempo stesso- abbia il coraggio di fare gesti forti, quali ad esempio il vincolo agli investimenti sulle aree montane di propri strumenti di intervento quali la Cassa Depositi e Prestiti che preleva risorse finanziarie dai territori montani e che oggi, attraverso il combinato disposto del patto di stabilità e della contrazione della fiscalità locale che determina il blocco degli investimenti di Comuni e Comunità montane, è pronta a destinare a grandi infrastrutture metropolitane i proventi derivanti dall’impiego delle masse finanziarie provenienti dalle aree montane e spesso da soggetti ad alta propensione al risparmio e a bassa capacità di reddito”.
  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi