"Se passa la linea del Governo - ha detto il Presidente dell'Uncem Enrico Borghi - facciamo prima a cancellare i piccoli Comuni.
Ed è paradossale che l'Anci non si ribelli ad un testo che obbliga i Comuni inferiori ai 3.000 abitanti ad esercitare in forma associata una serie impropria di funzioni fondamentali.
Come possiamo pensare a delegare ad una forma associativa, di cui peraltro non è ancora chiaro il profilo, cose come la manutenzione delle strade o l'organizzazione scolastica?
Il confronto con Anci, Upi, Regioni e Governo su questi temi e su altri di particolare rilevanza per le implicazioni che avrebbero sul territorio non ha portato a nessun risultato fino ad ora.
Senza contare alcuni paradossali emendamenti condivisi da Regioni-Anci-Upi, oggi portati all'attenzione della Conferenza Unificata e ai quali ovviamente Uncem ha opposto il proprio dissenso.
Emendamenti che vorrebbero il riconoscimento esclusivo di Anci e Upi in quanto associazioni "maggiormente rappresentative" a detenere la titolarità della rappresentanza istituzionale di Comuni, Province e Città metropolitane. Come se Cgil e Cisl, per legge, detenessero la rappresentanza generale di tutti i lavoratori!
E' una soluzione inaccettabile, che priverebbe la maggioranza dei piccoli Comuni, prevalentemente montani, della legittima possibilità di essere rappresentati in sede nazionale e territoriale da organismi come è, storicamente, l'Uncem".