Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 22-07-2009; 17:46:45.
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       Giovedì, 16 luglio 2009
BORGHI: DDL CALDEROLI CI RIPORTA ALL'ITALIA DI CRISPI

Disegno di legge giacobino, mercatista e tecnocratico



Un disegno di legge giacobino, mercatista e tecnocratico che espropria la sovranità dei piccoli comuni e svuota i luoghi della democrazia rappresentativa.
Altro che modernizzazione, siamo al ritorno all'Italia crispina.
Giacobino, perché propone come modello per la costruzione di una democrazia locale più efficiente la ghigliottina populista che, nel soddisfare gli istinti di chi ricerca i capri espiatori dei costi della politica, apre nei fatti la porta ad una concezione bonapartista e centralista della democrazia locale.

Mercatista, perché toglie ai comuni le funzioni fondamentali su materie chiave (energia, sviluppo economico, risorse idriche, agricoltura e sviluppo rurale, forestazione, tutela e uso del suolo tanto per fare qualche esempio) nella evidente intenzione di aprire la strada alla colonizzazione delle risorse naturali montane da parte sia dei privati che delle municipalizzate delle grandi città (alle quali viene offerta sul piatto invece la nascita delle Città Metropolitane che avranno come chiave del loro agire lo “sviluppo economico e sociale” che viene sottratto a tutti i comuni di montagna).

Tecnocratico, perché si illude di trasferire alla burocrazia e alla fumosità di un ente intermedio precario e balbettante come l'Unione dei Comuni materie che oggi sono il cuore dell'azione di una municipalità democraticamente eletta: urbanistica, edilizia pubblica e privata, gestione del territorio, viabilità, servizi sociali, edilizia scolastica e istruzione, sicurezza urbana, polizia municipale e stato civile non risponderanno più ai Sindaci e ai Consigli Comunali eletti dai cittadini, ma a una fantomatica Unione dei Comuni priva di autonomia statutaria e con un presidente a rotazione dove è facile immaginare il proliferare della burocrazia autoreferenziale e dei suoi costi e lo svuotamento della politica intesa come assunzione di responsabilità di scelte trasparenti nei confronti dei cittadini.

E come “naturale” corollario di questa azione, la misura relativa alla scomparsa delle giunte nei comuni sotto i 1.000 abitanti e del dimezzamento dei consigli comunali sotto i 3.000 abitanti dà l'idea di una concezione della democrazia sempre meno partecipata e sempre più concentrata nelle mani di pochi.

Questo disegno di legge è un tentativo di accordo tra poteri forti che vogliono fare cassa sulle spalle dei piccoli Comuni e dei territori da essi governati, quelli montani in primis che si vedono addirittura spogliati dell'autonomia e della sovranità sui sovracanoni idroelettrici.
Da un lato si istituisce la Città Metropolitana dandole poteri, funzioni e risorse.
Dall'altro si strozzano tutti i piccoli Comuni, si sopprimono le Comunità Montane che hanno il peccato originale di voler difendere la dignità e l'autogoverno dei territori montani contro l'evidente ri-feudalizzazione in atto e si crea un sistema che non ha nulla di efficiente ma molto di centralista.

Nel fare i nostri complimenti all'Anci per aver sacrificato i piccoli Comuni, la loro autonomia, la loro storia e la loro stessa dignità sull'altare di invenzioni tecnocratiche come le Città Metropolitane e le Unioni dei Comuni (queste ultime poi così come vengono concepite avranno la stessa capacità di incidere nei processi reali dello sviluppo territoriale come l'Assemblea dell'ONU e il suo Segretario Generale nella politica internazionale, ovvero pari a zero!), riteniamo che occorra al contrario una reale e concreta proposta riformatrice che l'Uncem ha da tempo ha avanzato e che mettendo al centro i diritti delle popolazioni montani assicuri loro una forma di democrazia locale che sia moderna e non un ritorno ad un passato nel quale i montanari venivano concepiti come i caudatari di un potere metropolitano, cittadino e lontano.

Il punto chiave per noi è la creazione di istituzioni efficienti che assicurino alle popolazioni rurali e montane un ruolo non subalterno ma sussidiario al resto del Paese.
Viviamo un'era di grandi trasformazioni sociali, ambientali e di organizzazione produttiva, nella quale non bisogna puntare alla salvaguardia dell'esistente e alla garanzia degli interessi limitati: essa deve produrre più democrazia, più opportunità e più flessibilità, e non il ritorno ad uno Stato paternalista, centralista e oligarchico come questo disegno di legge prefigura.
E su questo ci batteremo sino in fondo.

Enrico Borghi
Presidente Uncem

Rendo disponibile la nota tecnica di lettura del DDL Calderoli redatta a cura dell'Ufficio Studi Uncem   

 

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