Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 6-05-2009; 16:26:36.
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       Martedì, 28 aprile 2009
Borghi: su cancellazione Comunità Montane in Ddl Calderoli "manca disegno generale Comunità Montane già riformate dalle Regioni"



Comunità montane cancellate con un colpo di penna dalla bozza di Ddl Calderoli sulle funzioni fondamentali degli enti locali.
Le funzioni svolte dalle Comunità montane passano alle relative province oppure a "forme di collaborazione organizzativa e funzionale" istituite dai Comuni.

Al di là della presunta e fittizia razionalizzazione dei costi, che invece verrebbero ad essere moltiplicati da forme diverse di organizzazione dei servizi associati da parte dei Comuni, e in particolare di quelli piccoli e piccolissimi, l'Uncem esprime la mancanza di un disegno generale di riforma degli enti locali, nel quale peraltro stupisce l'assenza di riferimenti alle città metropolitane.

"Le Comunità montane hanno già fatto la propria riforma - dice il Presidente dell'Uncem Enrico Borghi - riducendo il loro numero da 356 a 220 e contestualmente riducendo di circa il 60% l'apparato politico di consiglieri e assessori.
La leggi regionali approvate hanno tutte riconfermato e aggiornato il ruolo delle Comunità montane in una visione organica e partecipata della governance delle terre alte e nel pieno rispetto delle competenze costituzionali in materia.
Cancellare totalmente gli enti della montagna significa due cose: nessun risparmio di spesa pubblica e tradire lo spirito della nostra Costituzione, che all'art. 44 prevede attenzioni specifiche per i territori montani, in un'ottica di perequazione e sussidiarietà e di rispetto dell'autonomia e della libertà dei territori montani che si sono dati nei secoli un modello autonomo di gestione dal basso.

Azzerare la specifica rappresentanza democratica associativa delle popolazioni di montagna e il loro storico impulso all'autogoverno con un provvedimento centralista significa lasciare completamente soli i piccoli Comuni montani, in una fase in cui tali territori diventeranno competitivi per l'utilizzo delle loro risorse territoriali,naturali ed energetiche.
Aprendo così la porta alla colonizzazione della montagna italiana e al suo progressivo svuotamento.

Se così formulato, questo Ddl appare lontano dai principi del federalismo e ricorda molto una concezione statalista e centralista che pretende di imporre da Roma i modelli di autogoverno delle collettività locali.
In alternativa, rilanciamo - insieme alla nostra naturale disponibilità al confronto scevra da ogni pregiudizio - il modello del "Comune dei Comuni", ovvero l'unico livello associativo sovracomunale obbligatorio che nelle aree montane tenga conto anche delle prerogative del governo della specificità montana.
Se il ministro Calderoli, dopo aver ascoltato il sindacato delle grandi città e quello delle province, vorrà ascoltare anche noi rappresentanti del territorio montano, saremo lieti di confrontarci nel merito
".






Borghi: "Tremonti ha ragione, occorre coesione. Per questo va rivisto il Ddl Calderoli sugli Enti locali



Intervenendo ieri a Milano in occasione della presentazione dell'ultimo libro di Marco Fortis, il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha sostenuto che una delle forze che può consentire all'Italia di uscire rafforzata dalla crisi è il suo modello sociale e istituzionale.

"In Italia - ha detto Tremonti - non esistono megalopoli caratterizzate da disgregazione sociale,ma ottomila comuni che permettono di assorbire gli effetti recessivi".

Un'affermazione condivisa dal presidente dell'Uncem Enrico Borghi che osserva: "Il ministro Tremonti ha ragione. La chiave per uscire dalla crisi è la coesione, come già diceva negli anni '70 Luciano Lama di fronte agli autonomi della Sapienza. Proprio per questo occorre essere conseguenti, e modificare il ddl Calderoli sulle funzioni fondamentali degli enti locali che al contrario produce disunione, fa saltare il meccanismo istituzionale di governance montana che ha prodotto coesione sociale e territoriale in questi ultimi trent'anni e crea le condizioni per una straordinaria disparità tra le aree metropolitane e i territori rurali e montani, che vengono addirittura espropriati nelle loro risorse come si registra con lo spostamento dei soldi derivanti dai canoni idroelettrici che passano dai Comuni alle Province"

"I soldi della Valcamonica - conclude Borghi - spettano ai camuni, non a chi governa Brescia, così come quelli della Val Brembana sono appannaggio dei montanari e non di chi comanda a Bergamo: se vogliamo enti locali adeguati in grado di produrre coesione ed evitare la disgregazione sociale evocata da Tremonti, dobbiamo lavorare sulla forma associativa obbligatoria dei piccoli comuni, come da tempo proposto dall'Uncem".

  
 

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