Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:06:23.
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       Martedì, 5 ottobre 2004
Approvato l’emendamento Olivieri.
Intervista a Enrico Borghi

“E’ un risultato storico, ma il cammino è ancora lungo.
Però, è un precedente dal quale l’Italia non potrà più tornare indietro”.



Seduto sulla poltrona del suo ufficio di via Palestro, così Enrico Borghi commenta - fra uno sguardo alle agenzie e una telefonata - il voto con il quale la Camera ha approvato l’ “emendamento Olivieri”, che modifica il comma 7 dell’art. 118 della Costituzione, grazie al quale le Comunità montane e tutte le altre forme associative di piccoli comuni o di comuni montani trovano pieno riconoscimento costituzionale.
Un risultato importante, che Borghi definisce “storico” e che corona la battaglia portata avanti dall’Uncem e dal Gruppo parlamentare Amici della Montagna da tempo e su diversi fronti.
Un impegno che diversi e autorevoli rappresentanti del Governo, dal ministro La Loggia al ministro Alemanno e, non ultimo, al ministro Calderoli, si sono in più occasioni assunti nei confronti delle Comunità montane ma che solo adesso trova riconoscimento.


- Presidente, come valuta la conclusione di questo dibattito?


“Intanto mi ha colpito l’aspetto politico della questione.
Tutti sappiamo che sulla riforma complessiva c’è un clima di forte contrapposizione tra i poli, di cui non può non risentirne anche l’esame di merito di molte proposte.
Ebbene, sull’emendamento Olivieri c’è stato un consenso larghissimo, con il parere favorevole del governo, e il voto favorevole di tutti gli schieramenti.
Per la quantità e la qualità dei consensi dico che questo è un punto di non ritorno, e che chiunque in futuro dovrà tenere conto che il Parlamento nella sua sede costituente si è espresso in maniera concorde sulla specificità dei comuni di montagna e sull’autonomia delle loro forme associative”.


- Però le Comunità Montane non sono state citate...


“Attenzione: nel nuovo articolo 118 ci sono tutti i principi da noi sempre sostenuti.
A quelli di adeguatezza, differenziazione e sussidiarietà sono stati aggregati il principio dell’associazionismo dei piccoli comuni (e quindi ne viene riconosciuta la loro valenza, con buona pace dei fusionisti) e dei comuni di montagna, che assumono così una duplice specificità.
E per di più, si sancisce che la materia è competenza dello Stato e che alle forme associative spetta la medesima autonomia dei Comuni.
Questa è la traduzione vera della sussidiarietà. Se ci fossimo incaponiti sulla dizione nominalistica nel testo, si sarebbe riaperto il dibattito sul quarto livello di governo e non avremmo ottenuto nulla.
E’ stata invece una prova al tempo stesso di realismo politico e di salvaguardia dei principi”.


- E’ stato sgombrato anche il timore del neocentralismo regionale?


“Certo, con un voto esplicito del Parlamento anche in questo caso a larghissima maggioranza che ha cassato il riferimento originario alle competenze regionali in materia di associazionismo comunale.
Il testo proposto inizialmente appariva ambiguo, perché affidava agli Statuti regionali competenze improprie che rischiavano di creare confusioni e conflitti istituzionali.
L’aver eliminato questo riferimento - così come da noi richiesto ufficialmente - ribadisce l’assoluta titolarità statale nella normazione delle forme associative e rende un servizio anche alle stesse Regioni, evitando loro di essere indotte in pericolose tentazioni”.


- Restiamo nel merito del provvedimento. Quali saranno le conseguenze dirette?


“Che per le Comunità Montane, in quanto forme associative dei comuni montani, varrà la stessa autonomia che esiste per i Comuni.
Quindi piena potestà statutaria, normativa e regolamentare sulle materie ad essa attribuite.”


- Ciò rende ancor più necessario l’allineamento delle Comunità Montane agli altri enti locali in materia di entrate?


“Esattamente. Se il Parlamento nella sua veste di costituente ha deciso che la specificità dei comuni di montagna e il loro lavoro comune attraverso le forme associative sono un valore e una caratteristica della Repubblica, dovrà al tempo stesso adeguare le forme e le modalità di tali forme associative.
Iniziando dall’inserirle nel percorso di federalismo fiscale, affrancandole dalla mortificante finanza derivata e agganciando le loro entrate alla loro capacità di produrre reddito locale.
Ma il voto della Camera è un segnale anche per la riforma del Testo Unico attualmente in corso”.


- In che senso?


“Nel senso che mette la pietra tombale su una interpretazione forzata e strumentale che voleva l’eliminazione delle Comunità Montane dal novero degli enti locali in virtù di una presunta e indimostrabile cedevolezza della norma. Anzi, sarebbe buona cosa che il governo iniziasse a tradurre nel nuovo Testo Unico la “nuova” Comunità Montana così come esce alla luce della legge La Loggia e della nuova formulazione dell’art. 118 della Costituzione”.


- Risultato acquisito, dunque?


“Non facciamoci troppe illusioni.
Intanto, ci sono ancora tre letture parlamentari, nelle quali si dovrà ulteriormente lavorare per rafforzare e confermare la norma in un contesto di riforma per il quale rimangono ancora molti dubbi e interrogativi circa la reale efficacia e l’effettiva capacità del sistema Italia di reggere un impianto come quello che sta uscendo.
Occorrerà dunque sistemare molte altre questioni, ad iniziare dalla ingiusta esclusione della Conferenza Unificata dal testo. Ma per il ”microcosmo” della montagna è comunque un precedente dal quale non si potrà prescindere: qualunque futuro abbia questa riforma costituzionale, è da qui che si deve ripartire”

  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi