«Espropriare le risorse della montagna, come l'acqua, precede inesorabilmente l'esproprio della sovranità. E' quanto sta succedendo.
Ci viene confermato che non c'è più bisogno degli organi di rappresentanza, di assessori e di consiglieri.
Un'operazione ascrivibile al Governo, prevista nel Codice delle Autonomie collegato alla Legge Finanziaria, ma voluta anche da quelle rappresentanze delle autonomie locali, come l'Anci e l'Upi, che vogliono eliminare i soggetti che difendono la montagna e le sue peculiarità, rispecchiate anche negli enti che governano il territorio».
Così Enrico Borghi, presidente nazionale dell'Uncem, nel corso della conferenza stampa di ieri convocata dalla Delegazione piemontese dell'Unione Nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, per sancire la ferma necessità di difesa della democrazia opponendosi alle insensate logiche di riorganizzazione delle autonomie locali delineata nel Disegno di legge firmato dal Ministro Calderoli.
«L'Uncem - prosegue Borghi - ha chiesto che lo sviluppo economico del territorio diventasse un obiettivo dei Comuni, mentre l'Anci e l'Upi hanno ritenuto che fosse materia delle Province e delle Città Metropolitane. Così, il territorio montano diventa sempre più funzionale agli abitanti della città.
Con il taglio di Giunte e Consigli comunali c'è un esproprio di sovranità. Combatteremo questa
logica dissennata e attiveremo subito la mobilitazione.
La voce della montagna non deve essere esclusivamente delegata ai sindaci delle grandi città e la rappresentanza dei Comuni non può essere prerogativa dell'Anci. Condurremo una battaglia di democrazia.
È gravissimo quanto ha in mente il sindaco di Torino, che con l'Anci da lui presieduta, e l'Upi, pensa di escutere dal tavolo degli enti locali chi come noi canta fuori dal coro».
Non c'è dunque un mero bisogno di tagli economici alla base del Disegno di Legge che riforma le autonomie locali, approvato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri e pronto ad arrivare all'esame delle Camere.
In Piemonte ci sono 1.206 Comuni (553 quelli montani). 610 hanno meno di mille abitanti; 183 fra i tremila e i diecimila abitanti; 268 quelli tra mille e tremila abitanti; 978 i Comuni sotto i tremila abitanti.
Se il “Codice delle autonomie” passasse come è stato concepito all'esame del Parlamento, è prevista la riduzione dei membri dei Consigli comunali, che diventerebbero sei per i Comuni sino ai tremila abitanti.
Effetti devastanti sulle Giunte, ridotte a soli due membri nei Comuni fra i mille e i tremila abitanti e del tutto eliminate nei Comuni sotto i mille, con i sindaci che diventano “podestà”.
«Un attacco al cuore del sistema rappresentativo - ha commentato stamani Lido Riba, presidente dell'Uncem Piemonte - Non si cerca un taglio alla spesa, anche perché nelle amministrazioni locali dei piccoli Comuni non esiste.
Chi parla di “poltrone” da eliminare, forse non sa che assessori e consiglieri percepiscono gettoni minimi, e il loro è esclusivamente volontariato a beneficio della comunità.
Si vuole eliminare il sistema di democrazia nei piccoli Comuni, mettendoli a servizio e trasformandoli in fornitori di risorse a favore delle città di pianura.
Non possiamo accettarlo e daremo battaglia per impedire che questa logica dissennata prenda piede».
La Provincia di Torino, rappresentata alla conferenza stampa dall'assessore alla Montagna Marco Balagna, si è confermata vicina alla difesa della democrazia messa in campo dall'Uncem. «Il Codice delle autonomie va in senso opposto del lavoro fatto negli ultimi anni con la riforma delle Comunità montane e responsabilizzando i Comuni.
Mi preoccupa il messaggio che viene trasmesso, cioè la volontà di cancellazione della rappresentanza.
Nei piccoli Comuni, fare il sindaco, l'assessore o il consigliere non è altro che amore per la collettività.
L'Uncem deve continuare ad avere un ruolo ai tavoli di concertazione istituzionale».
«Con il Ddl Calderoli, vengono eliminate le funzioni di rappresentanza, di controllo e di indirizzo dei Consigli comunali - ha affermato nel corso della conferenza stampa Luigi Sergio Ricca, assessore regionale - Abbiamo avviato un buon percorso di riforma delle Comunità montane trasformate in “Agenzie di sviluppo del territorio” e queste possono essere l'interlocutore di altri enti.
Dev'essere chiaro a tutti che la montagna deve avere una rappresentanza diversa. Esistono specificità da affrontare attraverso il confronto tra altri enti. Se il Ddl Calderoli andrà in porto,
disegneremo nuovi spazi di rappresentanza per i territori montani.
Faremo leva sulla legge attuale di riforma delle Comunità montane e daremo il nostro apporto al lavoro dell'Uncem»
Sulla stessa linea di Ricca, l'assessore regionale al Federalismo, Decentramento e Rapporti con enti locali, Sergio Deorsola. «I sindaci e gli amministratori nei piccoli Comuni sono dei “volontari della politica” - ha affermato Deorsola - La valutazione dei costi fatta dal Governo è profondamente sbagliata. Il riferimento del Ddl Calderoli al taglio poltrone è sconclusionato.
La Regione Piemonte ha in mano una legge, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, che sancisce la difesa dei Comuni e guarda con favore le forme associate, come le Comunità montane.
La volontà di mantenere i Comuni, viene dai Comuni stessi, attraverso la loro vivace attività amministrativa e la rappresentanza democratica. Il sistema degli enti locali piemontese
non è per nulla appesantito.
Le modifiche contenute nel Ddl Calderoli non vanno verso una riduzione di costi. I nostri obiettivi?
La rappresentanza democratica di tutto il territorio nelle sedi appropriate e la difesa delle terre alte, parte significativa del Piemonte».
Agli interventi, sono seguite le forti prese di posizione contro la riforma delle amministrazioni comunali contenuta nel Ddl Calderoli, da parte di Giacomo Lombardo, sindaco di Ostana, Sandro Plano, presidente dell'Agenzia per lo Sviluppo della Val di Susa e Sangone, Pierangelo Carrara, presidente dell'Agenzia per lo Sviluppo della Valsesia, Claudio Amateis, consigliere dell'Agenzia per lo Sviluppo delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, Aldo Perotti, presidente dell'Agenzia per lo Sviluppo delle Valli Po, Bronda, Infernotto e Varaita.
Nei prossimi giorni, mentre si riuniranno gli organismi nazionali dell'Uncem, saranno coinvolti tutti i Consigli comunali del Piemonte, i Parlamentari e i Consiglieri regionali per sviluppare un insieme di iniziative che abbiano come irrinunciabile obiettivo la volontà di bloccare il progetto di eliminazione delle Giunte, di dimezzamento dei Consigli e la trasformazione in “podestà” dei sindaci con meno di mille abitanti.