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Intervista al Presidente Borghi
a cura di Gianluca Saponaro
- Presidente Borghi, un articolo del Sole 24ore di lunedì scorso ha battuto la notizia allarmante, in base alla ricerca effettuata sulla Raccolta Ufficiale degli Statuti del Ministero dell'Interno, che interessa 2539 Comuni circa l'assenza o il non aggiornamento al TUEL dello Statuto.
Cosa ne pensa?
"Che per i piccoli comuni vale la regola del primum vivere deinde philosophare.
E' di tutta evidenza che quando si è costretti a scegliere, a causa di carenze di risorse e di personale attrezzato, se erogare servizi primari alla cittadinanza o investire tempo e risorse nell'adeguamento della strumentazione giuridica, si sceglie fatalmente la cosa più tangibile per i cittadini"
- Presidente, entrando nel merito passi il mancato adeguamento al TUEL, di per sé già inconcepibile, ma l'assenza totale dello Statuto è una cosa ben più grave, non crede!
Secondo lei, anche in base alla sua lunga esperienza di presidente dell'UNCEM e come tale vicino agli enti locali della montagna, cosa può comportare per un ente locale l'assenza totale dello Statuto?
"Se è per questo, c'è di peggio.
A me è capitato come Sindaco di dover richiamare più volte il Segretario Comunale perché non scriveva le delibere, e prima delle Bassanini mi sentivo anche ribattere che lui era un funzionario dello Stato che rispondeva solo al Prefetto... A parte i casi limite, questa degli Statuti è l'ennesima partita di come si discuta a Roma pensando che il Comune di Roma e quello di Viganella siano la stessa cosa.
Insomma, è l'ennesima cartina al tornasole dell'irrisolta vertenza sui Piccoli Comuni, e di come si facciano normative lasciandole poi appese per aria sperando che cadano automaticamente sul territorio.
Invece per le leggi, in assenza di un processo di formazione continuo sul piano politico, culturale e giuridico, non vale il principio di gravità"
- L'articolo del Sole dice che gli enti locali interessati da "questo vuoto" si concentrano soprattutto in Molise (49,6% del totale) e in Campania (49%).
Il Molise in particolare è una regione completamente montana (infatti le uniche due province Campobasso e Isernia sono circondate dai monti), con un solo sbocco sul mare (Termoli), quindi presumo che gli enti locali "imputati" siano Comuni montani facenti parte di una delle 10 CCMM presenti nella regione.
A suo parere, cosa può provocare il mancato adeguamento o, peggio, il vuoto statutario ad un Comune montano?
"Non credo ci sia un nesso di causalità tra il fatto di essere comune montano e quello di essere inadempiente!
E' più facile pensare che in quelle realtà, anche a causa della rarefazione del personale dirigenziale, si avvertano come esigenze primarie altre situazioni.
Per questo credo si debba intensificare il lavoro di formazione, sia della classe politica che di quella dirigenziale e burocratica"
- Presidente Borghi, continuando con la kermesse (mi passi l'ironia!), alla luce della recente riforma costituzionale del Titolo V e con la legge 131/2003 (c.d. La Loggia), dovrebbe ritenersi superato il riferimento al TUEL da parte degli Enti locali che adeguano il loro Statuto.
A ben vedere (faccio un po' l'avvocato del diavolo), il fatto che non è stata ancora portata a compimento la delega prevista dall'art. 2 della 131/2003 (che mira a ridisegnare funzioni e competenze degli EE. LL.), complica le cose e dà poche sicurezze agli enti locali.
Che suggerimento può dare ad un ente locale che si trova di fronte a questo dubbio amletico "sull'adeguare già da adesso o aspettare ad adeguare fino a quando il quadro non venga meglio definito?".
"Beh, diplomaticamente potrei rispondere che il presupposto dell'autonomia statutaria postula il fatto che ciascuno fa come meglio ritiene! In effetti, non c'è dubbio che il continuo evolversi della normativa induce ad una riflessione circa la necessità di lasciare sedimentare la materia, per non impegnare uffici, consulenti e amministratori in un continuo lavoro di riscrittura e adeguamento, e di impegnare altrimenti e in maniera più proficua il proprio tempo".
- Presidente, vuole lanciare un input al Governo su questo empasse che dà non poche preoccupazioni agli enti locali?
"Se è per questo lo abbiamo già lanciato in diverse occasioni, e nel corso dell'ultima Conferenza Stato Città il Governo si è presentato con un calendario di applicazione della delega per la riforma del Tuel che è praticamente già saltato.
Iniziamo ad esprimere serie preoccupazioni circa il varo della riforma entro la fine della legislatura, per cui chiediamo al Governo di accelerare seriamente, accantonando eventualmente le materie sulle quali non è maturato il consenso –come le Città Metropolitane – e sulle quali sono convinto si discuterà non solo nella prossima legislatura, ma nelle prossime.
Se aspettiamo il consenso unanime su una materia così controversa e difficile come il varo delle Città Metropolitane, rischiamo di bloccare tutto il sistema per interi anni!"
- Ancora un'ultima domanda e la lascio ai suoi impegni. Che futuro vede per "i nostri malati" (ovvero gli enti locali) stando al clima di incertezza, dove tutto è indefinito o da definire, in cui vivono nel presente?
"E' lo stesso futuro dell'Italia.
Non siamo "altro" rispetto al sistema Paese, anzi al contrario siamo un pezzo –significativo e importante– del quadro nazionale.
Per cui chiediamo solo di essere messi in condizione di poter dare il nostro contributo per risollevare il Paese dalle secche nelle quali è finito.
Per questo insistiamo da anni sul fatto che si abbandoni la politica delle scelte unilaterali e centraliste, e che si avvii una fase di autentica condivisione delle scelte.
Oltretutto, questi anni di tagli e di strette finanziarie non hanno neppure sortito l'effetto di salvaguardare il bilancio pubblico.
Anzi, grazie alle scelte miopi di tagliare dal centro e scaricare tutto in periferia ci ritroviamo sia con l'esplosione del deficit che con la crescita dell'imposizione fiscale locale!
Occorre reimpostare il lavoro dalle fondamenta, nella consapevolezza che il Paese ha bisogno di una cura da cavallo e che per fare sacrifici occorre condividere scelte e prospettive.
Se invece ci saranno – ad iniziare dal Dpef– ancora scelte unilaterali e imposizioni centraliste, ognuno si assumerà le proprie responsabilità di fronte al Paese".
Roma, Martedì 21 giugno 2005
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