Visto che qui in Corea mi hanno fatto la bella sorpresa di un collegamento gratuito ad Internet nella camera d'albergo, approfitto del fuso orario per mandare qualche cartolina agli amici.
Mi trovo a Seul per la sesta edizione del "Global Forum", l'incontro mondiale di operatori ed esperti di pubblica amministrazione (www.6thglobalforum.org).
Il titolo dell'edizione di quest'anno è emblematico: "reinventing government".
In buona sostanza, di fronte alla trasformazione epocale che stiamo vivendo, con la fine della società industriale verticale e gerarchica e il prorompere della globalizzazione, ci si sta interrogando a livello globale su come reimpostare le fondamenta delle azioni di governo.
Alla ricerca di un nuovo equilibrio, dunque.
E chi pensasse che sono azioni velleitarie, farebbe bene a riflettere sul fatto che il passaggio dalla società agricola a quella industriale ha portato alla ricerca di un equilibrio attraverso rivoluzioni e guerre, mentre stavolta il mondo (sia pure con dolorissime "parentesi" che si chiamano Balcani, Iraq e Caucaso e che speriamo non si chiamino in futuro Asia centrale o Africa) si sforza di reinventarsi con le armi della de!
mocrazia: dialogo e confronto.
Oggi ho presieduto il workshop sul tema "Decentramento e autonomie locali per la partecipazione democratica".
In estrema sintesi i messaggi che sono usciti dal confronto con coreani, esperti Ocse, ungheresi, brasiliani, australiani, indonesiani, liberiani e umanita' varia è il seguente:
- il decentramento (o federalismo, o devolution, o autonomismo: insomma, lo spostamento di poteri dal centro statale alla periferia degli enti locali e delle regioni) è una risposta alla necessità di reinvenzione del governo, a condizione che ci sia circolarità fra i livelli di governo e le loro politiche (insomma, serve coerenza e accettazione dei nuovi ruoli).
E' vivo il dibattito circa la possibile ma ancora da dimostrare empiricamente connessione di causa diretta tra decentramento e sviluppo, e quali siano i modelli istituzionali preposti a ciò.
E su questo insedierò presso il Formez uno specifico gruppo di studio proprio partendo dalle conclusioni di questo dibattito facendo appello a esperti internazionali per comparare le situazioni in atto in diversi stati mondiali.
- il decentramento, per funzionare, deve considerare l'inclusione sociale, e non creare nuovi fenomeni di esclusione e di disparità di trattamento o accesso alle opportunità
- la nuova azione di governo deve essere innovativa e completa, e si deve integrare con le strategie del privato.
Per riassumere tutto in uno slogan: "go global, being local".
Ma ci torneremo sopra!
Seconda cartolina, stavolta più amara.
Grazie al mitico Internet (mentre invece sono tagliato fuori con il cellulare, visto che qui non c'e' GSM!)mi tengo aggiornato sull'ennesima fibrillazione del centro sinistra.
Stasera ho bevuto il bicchiere della staffa nel bar dell'albergo con un esperto OCSE di Parigi.
Sì, proprio quelli che ci hanno fatto la "pagella" dei conti pubblici, sentenziando per l'Italia quest'anno un PIL a -0,6% e un debito sul PIL al 4,4% per il 2005 e al 5,1% per l'anno prossimo.
Nel manifestarmi la sua preoccupazione per il referendum di domenica in Francia, è giunto in rassegna sull'Italia e mi ha detto lapidario:
"La sensazione vista da fuori è che l'Italia viva una fase pre-sudamericana: ha i conti drammaticamente in dissesto, la spesa pubblica fuori controllo, deve ringraziare l'euro se non ha fatto la fine dell'Argentina.
Eppure ha un capo del governo che tratta queste materie con battute da bar, mentre l'opposizione non si sa neppure piu' se ab!
bia un capo.
Sembra che non ve ne importi nulla della realtà, e che viviate tutti dentro una fiction".
Speriamo che Internet domani porti su questi lidi i primi sintomi della resipiscenza ulivista!