Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:03:14.
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       Venerdì, 26 novembre 2004
Berlusconi? un uomo disperato che ha tradito un sogno

Era il sondaggista di corte, uno degli inventori della politica-marketing di quest'ultimo decennio, il padre del "contratto degli italiani" e dello slogan più populista che l'Italia abbia mai conosciuto in sessantanni di democrazia ("meno tasse per tutti").
Era. Perchè Luigi Crespi traccia di Silvio Berlusconi e della sua parabola un epitaffio durissimo, in questo articolo pubblicato su "La Stampa".
Proprio nel giorno della bufala della riduzione delle tasse, che nei prossimi giorni verrà ripetuta ossessivamente da media compiacenti e asserviti alla voce del padrone, Crespi saluta la compagnia e urla che il re è nudo.
Dalla danza con Emilio Fede al graffiante giudizio sulla totale inaffidabilità del suo ex leader: è l'emblema della bolla di sapone che sta evaporando giorno per giorno, lasciando sul terreno una pesante eredità.



Crespi il convertito
"Berlusconi ormai è un uomo disperato"


La Stampa - Filippo Ceccarelli

Proprio l’ex sondaggista principe, oggi in disgrazia politico-finanziaria, accusa il Capo: "È schiavo della sua immagine e del suo ego smisurato"

Ora abbraccia una via quasi mistico-sufi: "Sono felice perché la felicità non si misura con le cose che hai. Ma come faccio a spiegarlo a Berlusconi?"

"Ha tradito e rubato un sogno. Invece di dire: “Io non ce l’ho fatta”
cercherà di scaricare le colpe sugli altri.
Voleva e poteva cambiare questo Paese.
Non c’è riuscito. O non è riuscito a farselo impedire"

ROMA

A proposito di tasse e di Contratto con gli italiani: chi si ricorda di Luigi Crespi?
Fu lui, campaign-manager e stratega demoscopico del Cavaliere, a coniare quel fantastico slogan: "Meno tasse per tutti".

E sempre lui, tecno-oracolo del marketing di Forza Italia, fu l’inventore del Contratto con gli elettori a Porta a porta.
Era il maggio del 2001 e quella cerimonia mediatica fece probabilmente la differenza.

Per Crespi, pingue e barbuto ex giocatore di football americano, ateo di estrazione marxista e freudiana, come si racconta oggi senza nostalgia, fu un trionfo professionale prima ancora che politico.
La notte dei risultati una telecamera lo immortalò mentre si abbandonava, con Emilio Fede, a una specie di danza gioiosamente sfrenata, dionisiaca.
Dopo di che ebbe tutto quella che in questi casi la politica e il potere possono offrire: gloria, fama, soldi, contratti, invidia. Il punto è che nella vita non ci sono solo la politica e il potere.

Bene, dice oggi Crespi che Berlusconi "è finito" e che quel Contratto lo sta portando al "disastro".
Spiega: «Come leader ha perso la sua natura. Importante non è la durata del governo, un prolungamento dell’agonia, né le balle che cercherà di raccontare».
E’ finito il percorso del Cavaliere, è finita la fiducia, è finito il rapporto con l’opinione pubblica che, complici le liste dei governatori, si appresta a «triturarlo» alle prossime elezioni.
"Dopo mesi di chiacchiere, promesse, vertici, annunci - scrive Crespi sul suo giornale, che si chiama il Clandestino - finalmente siamo arrivati a un’indiscutibile verità: le tasse agli italiani non si possono abbassare".

Lo conferma anche al telefono senza alcuna apparente animosità, anzi cercando di salvaguardare il passato e in definitiva l’aspetto umano di tutta la faccenda.
Eppure è proprio su questa dimensione che si misura in modo più evidente la crisi politica del berlusconismo, essendo ormai il Cavaliere "schiavo della sua immagine (che riesce a truccare con i pennarelli e con il bisturi)", prigioniero "degli impegni che prende", "del suo ego smisurato", "della sua pretesa infallibilità".
E perfino insospettisce la nettezza del giudizio, tipica acrimonia di ex, e ancora di più la circostanza che a proposito del suo antico mentore, Crespi abbia utilizzato la stessa espressione di Piero Fassino su Berlusconi: "Un uomo disperato".

La politica in realtà c’entra fino a un certo punto, e i ds per niente.
Qualche settimana fa, per dire, l’ex brillante imprenditore del successo berlusconiano era alla Libreria Ecumenica ed Esoterica di Milano a presentare il libro scritto con sua moglie Natascia (Turato, pure lei sondaggista) "L’Anima della Comunicazione", davanti a un pubblico per il quale Fassino e forse perfino le tasse non sono centrali.
Una platea New Age, semmai, buddista, ayurvedica, cromoterapica, insomma un circuito che sulla spinta della ricerca interiore, più che a Vespa o al marketing politico si appassiona agli incensi e alle pietre, al Feng-shui e alle piramidi, ai pendoli e ai tarocchi.

Si può sempre sorridere, o magari liquidare "l’anima della comunicazione" con un’alzata di spalle.
Se non fosse che in tutta questa storia inusitata e quasi da film, la storia di Crespi del Cavaliere e della riduzione delle tasse, ecco, con o senza anima la comunicazione una certa parte ce l’ha, eccome.

Perché il Contratto con gli italiani sarà pure il cuore del suo impegno morale, come il presidente Berlusconi si è fatto scrivere l’altro giorno sul Foglio.
Ma intanto l’idea stessa del Contratto, oltre che la cerimonia mediatica della firma, è certamente entrata nei case history dei manuali.
E infatti: "Per la selezione delle issue da inserire nel programma venne subito incaricato Crespi di Hdc Datamedia che organizzò il lavoro attorno a 14 focus group convocati e svolti nel giro di pochi giorni", scrivono Alberto Cattaneo e Paolo Zanetto nel loro "(E)lezioni di successo" (Etas, 2003).
Dal primo lavoro di analisi emersero 32 possibili versioni del contratto che vennero poi ridotte a 14 dopo un lavoro di editing a tavolino.
Le 14 versioni finaliste, prosegue il racconto, furono ulteriormente limate attraverso piccoli focus group, e vennero infine testate con una grande sondaggio quantitativo, condotto sempre dalla società di Crespi a partire dal 20 aprile.
La versione definitiva del contratto fu varata l’8 maggio, a cinque giorni dalle elezioni, dopo una revisione tecnica da parte di un professionista milanese, il notaio Carlo Brerra, e stampata prima di "Porta a porta" sul classico foglio protocollo a righe degli atti legali, ma ingigantito.
Nei primi tempi Berlusconi raccontava spesso di essersi appeso in camera da letto il fatidico testo.
Poi ha smesso.
Nella primavera del 2002 Vespa ha ripetuto la cerimonia portando in studio anche la celebre scrivania di ciliegio.
Poi anche quel feticcio televisivo è sparito.

Ma nel frattempo Crespi ha maturato il più crudo disinganno per quell’evento: "Berlusconi ha tradito e rubato un sogno.
Invece di dire: “Io non ce l’ho fatta” cercherà di scaricare sugli altri.
E’ stato un rivoluzionario. Io ho creduto che lui lo fosse.
Voleva e poteva cambiare questo Paese. Non c’è riuscito. O non è riuscito a farselo impedire.
Poco cambia, i conti si regoleranno nelle urne".

Ora, la tentazione sarebbe di scrivere che l’autore del claim "Meno tasse per tutti" si è pentito.
O che l’uomo che più e meglio di tanti altri ha giocato con gli archetipi e l’inconscio collettivo si è convertito, o riconvertito al culto buddista del nulla.
Ma in fondo è molto di meno di un pentimento e al tempo stesso molto di più di una conversione o riconversione che sia.
Il fatto è che Crespi in realtà è cambiato. Dentro. Ha visto le brutte, ha sofferto. O almeno: l’impressione è che per certi versi è stato costretto dalle circostanze a rompere il gioco.

Per usare il linguaggio delle nonne, che poi è un po’ quello degli antichi proverbi, si può forse dire che il successo di Berlusconi, il botto elettorale, gli ha dato alla testa e che di conseguenza ha fatto il classico passo più lungo della gamba.
In concreto, ha chiesto prestiti per comprare il comprabile: istituti demoscopici, società di marketing, agenzie di pr, case di produzione, concessionarie di publicità, giornali, portali web.
Sogni, debiti, errori, tutto sempre di corsa, a rotta di collo.

Si sa come vanno queste cose e così patapunfete: Crespi ruzzola in terra. Crack, rimorsi. A un passo dalla bancarotta, non solo finanziaria, fa giusto in tempo a vendere tutto: per un euro.
Più che guardare indietro, a quel punto ha cercato di guardarsi dentro, scorgendovi insospettabili presenze: "anima", "pace", "spiritualità", "cambiamento", "crescita", "coscienza", "libertà", per non dire "l’ostinata vibrazione dell’Amore".
Come in una favola post-moderna ha sentito il bisogno di fare i conti, pubblicamente, con quello che era stato, con quello che aveva confezionato.
Così almeno dice e scrive, in un benefico minestrone sincretico entro cui galleggiano Platone, Pirandello, Jung, le 73 malattie dell’anima e le altrettante cure suggerite dal mistico sufi As-Sulami.
Chissà se funzionano meglio della riduzione delle tasse.

"Ma intanto - spiega - sono felice perché la felicità non si misura con le cose che si possiedono. Però questo - si chiede - come faccio a spiegarlo a Berlusconi?".

  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi