Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:02:59.
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       Giovedì, 14 ottobre 2004
MINISTRO TREMAGLIA, PENSI A CESIRA PARDINI

Nel giorno in cui il ministro della Repubblica italiana Mirko Tremaglia ha dato sfoggio del suo aplomb repubblichino nei confronti dell’Europa, l’Ansa ha battuto questo lancio di agenzia. Leggendolo, si potrà capire perché il fascismo fu un orrore. Rende l’idea molto più di tanti discorsi teorici.
Mi piacerebbe che lo leggesse anche il ministro Tremaglia.
E che, dopo 60 anni, dicesse finalmente una parola definitiva di condanna su ciò che fu il fascismo e quella Repubblica di Salò alla quale (sbagliando per un malinteso senso si patria) aderì, anziché rispolverare nostalgici nazionalismi e mai sopiti pregiudizi che la Storia, anche quella raccontata da Cesira Pardini, ci ha insegnato a capire quale approdo finale abbiano.

STRAGI NAZISTE: S.ANNA; CESIRA, MIA SORELLA TUTTA A PEZZI/ANSA TORNA IN AULA ALLA SPEZIA L'ORRORE DEL 1944, 560 MASSACRATI

(ANSA) - LA SPEZIA, 13 OTT

"Mia madre era contro il muro, con quella bambina di pochi mesi in braccio.
Abbiate pietà almeno di questa creatura, ha gridato.
Quello, era un italiano, ha estratto il revolver e glielo ha puntato alla testa. Mamma ha fatto appena in tempo a dirci di salvarci, di scappare. Si è aperta la porta del fondo. Ho preso l'Adele, la Lilia, ho buttato dentro la Maria, che era tutta a pezzi. Le cadeva un braccio, aveva una gamba staccata. Continuavano a mitragliare da tutte le parti, e noi siamo state immobili, in silenzio...".
Cesira Pardini, 78 anni, porta in aula l'orrore di quel 12 agosto 1944, quando le SS del battaglione Galler massacrarono 560 abitanti di Sant'Anna di Stazzema. E le lacrime sono tornate a sgorgare sul volto dei presenti nell'aula del tribunale militare della Spezia, chiamato a giudicare cinquant'anni dopo sette nazisti. Cesira Pardini respira, forte, il pubblico si asciuga le lacrime.
Va avanti: "Abbiamo visto il fumo uscire dalle finestre di casa. E io ho gridato: morte per morte, almeno moriamo fuori, almeno ci trovano. E siamo uscite. Adele aveva quattro anni. Lilia dieci, Maria 16. Anna era in fasce, ancora in braccio alla mamma, morta, fra i corpi. E le pallottole della mitragliatrice continuavano a saltare come grilli". Aveva 18 anni Cesira ed ebbe la forza di andare a prendere quel che restava di Anna: "Oddio, dissi, la bimba è ancora viva. Buttava fuori dalla bocca sangue e latte. Aveva le braccina staccate, perdeva i pezzi. L'ho stretta in braccio, e siamo scappate sotto la casa. Ci hanno sparato ancora, dall'alto, i tedeschi. Sentivo la Clelia Gamba gridare. Le avevano ammazzato tutti". "Nelle fasce di Anna - continua - c'erano sette pallottole che non erano penetrate nel corpicino. Ma il braccino si era staccato, e anche il calcagno. Sono salita in una casa accanto. C'erano morti dappertutto. Sotto c'era un bimbetto di un anno.
Respirava ancora. Ho trovato la Beppa Pardini, che si era nascosta con la nipote sotto un castagno. Vai, le ho detto, il bimbo della Paola è ancora vivo...". Scalza, Cesira corre. Aiuta chi può. Dà notizie. E sono brutte: "Mi fermavano: è viva mia madre? E' viva mia moglie? E io dicevo. Trovai infine il babbo, e gli dissi tutto. La sera Federico Bertelli ci medicò alla meglio. Lo zio mi tagliò il vestito con le forbici.
Era rigido per il sangue e i pezzi di cervello della mamma, e il sangue della bimba. Avevo la febbre. Solo dopo ho saputo che le mie sorelline erano morte". Anna morì in fasce, pochi giorni dopo. Poi Maria, il 20 settembre. "Eravamo in 28 a Coletti - ricorda ancora la Cesira - ci siamo salvati in quattro. Io, mia sorella Adele, e Lilia, e Paolo Lencioni di Capezzano Pianore. Aveva un anno, e l'ho tirato fuori dai cadaveri. L'ho rivisto in agosto, dopo sessant'anni, quest'estate. Dodici erano donne, uno anziano, gli altri ragazzi".
Per Cesira Pardini quello che ha sparato alla mamma e a sua sorella in fasce era un italiano: "Quell'uomo era un italiano. Gli altri no, erano tutti tedeschi. E avevano la bava alla bocca, erano come drogati. Io credo fosse un versiliese, come noi. Uno della Versilia. Forse era proprio di Sant'Anna di Stazzema. Era vestito come gli altri, in divisa da tedesco. Ma aveva una benda calata sul viso, per non farsi riconoscere. Loro, urlavano in tedesco, chi li capiva? Lui no, stava zitto. E' stato zitto anche quando sono caduta a terra, quando picchiava". "A Coletti non c'erano partigiani - dice ancora Cesira Pardini - Ma improvvisamente entravano, venivano e prendevano quello che volevano. Papà era un finanziere e un giorno volevano portare via anche un vecchio cannocchiale rotto. Mia sorella scongiurò quel partigiano di lasciarci almeno il ricordo di papà.
Quello mi puntò il moschetto allo stomaco. E io gli ho detto: 'Vai, ma mi auguro che la prima pallottola sia per te'. Eravamo disperati. Si viveva male, c'era un clima durissimo. Non pensavano che eravamo tanti figli da sfamare, tante bocche". Brandelli di storia riaffiorano dai ricordi di Cesira Pardini.
La donna confessa di non essere in grado di riconoscere e ricordare i boia di Stazzema: ricorda di essere stata interrogata una volta dal pretore di Pietrasanta nel marzo del 1947. E di non aver voluto dare il perdono a Reder: "Lo darà mamma, lo daranno le mie sorelle dal cielo. Se vogliono. Io non posso". L'udienza ha registrato anche le lacrime e il ricordo di Lilia Pardini, la sorella di Cesira, che allora aveva solo 10 anni.
"Eravamo solo donne, bambini e sfollati.
Quelli ci bersagliarono di colpi. Maria, mia sorella, di sedici anni, era tutta a pezzi, e io cercavo di sorreggerla ma non ci riuscivo. Ho sete, diceva, ho tanta sete... Andavamo a valle, e io vedevo tedeschi dappertutto, anche in fila indiana, forse cinquecento. Tanti, mi sembravano. E la povera Anna, aveva pochi mesi, era ancora in fasce. Io ebbi un calcio alla pancia, e fui ferita alla nuca".
Cesira Pardini ha mostrato foto della sua famiglia, e della sua casa: un'illustrazione questa tratta da "Cronache e fatti della Resistenza in Versilia", pagina 85, di Leone Palagi. La foto è stata acquisita agli atti.
La prossima udienza del processo si terrà il 3 novembre.

(ANSA)

Era un italiano, ministro Tremaglia. Un italiano!

Roma, 13 Ottobre 2004
  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi