Ci siamo!
La montagna è entrata ufficialmente nel nuovo Trattato Costituzionale dell’Unione Europea, un risultato che non è retorico definire storico.
L’inserimento delle zone montane nell’articolo 116 della nuova carta fondamentale europea rappresenta una pietra miliare per il futuro delle nostre realtà, e rappresenta uno straordinario risultato, soprattutto se si considera che nella prima bozza, la “Giscard d’Estaing”, non eravamo per nulla presenti.
Avevamo avuto il sentore di un possibile successo nei giorni scorsi a Bruxelles: la proposta della Grecia di eliminare dal testo la famosa dizione “certe zone” (che prefigurava un’attenzione dell’Ue solo a talune realtà montane, isolane o transfrontaliere, con il rischio di innescare una dinamica pericolosa interna all’Unione) era stata accettata, mettendo in minoranza i tedeschi.
La successiva decisione del Consiglio Europeo di ratificare il 116 così come concordato dalla presidenza irlandese ha dato la definitiva certezza del varo di una costituzione europea nella quale –al pari della nostra Costituzione italiana – le zone di montagna entrano a pieno titolo e con pari dignità nel solco del nuovo e interessantissimo principio della coesione territoriale.
Non è poco, soprattutto se si considera che la montagna europea arrivava dal “famigerato” Trattato di Amsterdam che era suonato come una cocente sconfitta per le terre alte.
E’ stata una vittoria importante, alla quale hanno concorso molti attori significativi che ringraziamo per l’impegno e la passione mostrata.
Una vittoria che ha visto affermarsi sul piano continentale la linea culturale e politica da tempo sostenuta dall’Uncem: la montagna non più appendice marginale legata ad un concetto assistenziale, ma elemento centrale di una politica di sviluppo territoriale in una logica di alleanze e non di chiusura in una nicchia, tanto comoda quanto sterile.
Il nuovo articolo 116 appare inoltre improntato ad un’attenzione particolare per molte zone montane italiane, in quanto inserisce anche altri due concetti specifici significativi quali la realtà transfrontaliera (che abbraccia tutta la catena alpina) e le realtà isolane (che toccano da vicino le aree montane sarda e siciliana, oltre che quella dell’arcipelago toscano).
Si apre ora un campo di lavoro ampio e impegnativo.
Anzitutto, il lungo percorso di ratifica che non sarà né semplice né scontato.
E, in seguito, l’altrettanto complesso processo di applicazione delle norme.
Ma intanto ci siamo.
E scusate se è poco!