Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:01:25.
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       Domenica, 3 ottobre 2004
Europa, primi passi


La nascita della nuova Unione Europea a 25 è un evento storico, che tocca e coinvolge tutti e ciascuno.
Un evento destinato ad essere gravido di conseguenze, che ci auguriamo vadano nel senso dello spirito dei fondatori, ad iniziare da quel “mai più la guerra fra noi” con il quale Robert Schuman suggellò la nascita della prima comunità europea all’indomani della tragedia della seconda guerra mondiale.

Un evento che in queste settimane è stato analizzato sotto varie angolazioni di lettura, e che conviene osservare anche sotto il profilo del futuro delle politiche di sviluppo per la montagna.

Anzitutto, la nuova Europa a 25 porta in dote nuove realtà montane (un paese alpino per eccellenza come la Slovenia, la catena dei monti Tatra tra Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), e guarda con occhio attento le nuove realtà dei Carpazi e dei Balcani che si accingono a varcare la soglia grazie alla pre-adesione di Bulgaria e Romania.

Per di più, la dote con la quale la nuova Europa nasce è finalmente positiva rispetto ad un recente passato in cui giungevano da Bruxelles più amarezze che segnali positivi.

Intanto, è concreta la possibilità che la montagna entri ufficialmente nel nuovo Trattato Costituzionale dell’Unione Europea, che ci auguriamo possa essere definito e varato in tempi brevi.
Vi sono tutte le condizioni, anche grazie al lavoro dell’Italia finalizzato nel vertice di Taormina del novembre scorso, affinché il concetto delle zone ad handicap strutturale permanente (all’interno del quale si ritrovano anche le montagne) possa venir suggellato. Ma dobbiamo vigilare, e chiedere ai parlamentari europei che saranno eletti fra pochi giorni, di impegnarsi strenuamente su questo versante, per non vedere sfumare il risultato a pochi metri dal traguardo.

C’è poi una duplice eredità che la Commissione Europea guidata da Romano Prodi lascia sui temi della montagna, operazione non semplice se teniamo conto del vincolo stabilito dal trattato di Amsterdam che escludeva dal raggio d’azione della Commissione il tema montano.
La prima eredità è lo studio commissionato per sancire i criteri e i principi per una politica europea della montagna.
E’ stato da poco consegnato, e deve essere debitamente metabolizzato, approfondito ed emendato, ma in ogni caso costituisce il primo embrione, la prima esperienza in assoluto di elaborazione di una piattaforma europea sui temi della montagna.
La seconda eredità è costituita dai vari rapporti sulla coesione prodotti dalla Commissione, sotto l’impulso e la regia del commissario francese Michel Barnier,che hanno detto a chiare lettere al Parlamento Europeo da un lato e ai Governi dall’altro come la montagna sia un atout comunitario sul quale occorre lavorare.

Infine, tutta da giocare è la nuova partita della Politica Agricola Comunitaria, riformata in questi ultimi anni, che sposta l’attenzione dalla produzione quantitativa che favoriva le economie franco-tedesche per mettere al centro il concetto di aiuti territoriali, il quale apre la porta alla valorizzazione delle produzioni di nicchia, al concetto di filiera agro-alimentare e a quello di incentivo alla qualità.
Tutti temi strategici per la nostra agricoltura montana, la quale potrebbe trovare in questa nuova Pac una nuova chance, soprattutto in connessione con la nuova sede a Parma della Autorità Europea per l’agroalimentare.

The long way of Tipperary”, direbbero gli inglesi. Ma se la strada per una politica montana europea è ancora lunga, almeno il percorso inizia a definirsi.

Sapendo, come recita un antico proverbio cinese, che un viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo.

editoriale Uncem Notizie n.10/2004
  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi