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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:01:21.
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       Venerdì, 1 ottobre 2004
Progetto di rapporto
della
commissione Sviluppo sostenibile
in merito a
L'azione comunitaria per le zone di montagna

Relatore: Enrico BORGHI (I-PPE)
(Sindaco di Vogogna)

Bruxelles, 16 settembre 2002

NB: Il presente documento è stato approvato dal Comitato delle Regioni nel corso della Sessione plenaria di Bruxelles del 12-13 febbraio 2003.

Documento trasmesso alla traduzione il 20 agosto 2002.

1. QUADRO GENERALE

1.1 Definizione di zone di montagna

Esistono attualmente numerose definizioni di zone di montagna, ma nessuna tra queste è unanimemente accettata, né utilizzata in modo sistematico.
Ciascuna di queste definizioni privilegia una (o più) dimensione specifica alla quale è riconosciuta un'importanza particolare. Alcune di queste definizioni sono riportate di seguito.

1.1.1 Obiettivi della direttiva 75/268/CEE

La direttiva 75/268/CEE mirava a ridurre il divario di reddito rispetto alle altre regioni europee di cui soffrivano gli agricoltori nelle zone di montagna e nelle zone svantaggiate.
Si trattava nell'insieme di compensare gli svantaggi naturali a carattere permanente di regioni che rappresentano il 25% della superficie agricola utilizzata e il 15% delle aziende censite della Comunità, nonché il 12% della produzione agricola comunitaria, e di garantire in tal modo il mantenimento e, nella misura possibile, l'ammodernamento dell'attività agricola in tali regioni.

Una diversificazione degli incentivi finanziari nell'ambito della politica delle strutture si proponeva quindi di evitare che i miglioramenti strutturali si realizzassero soprattutto nelle regioni più ricche e più dinamiche.
Nelle zone di montagna l'altitudine comporta condizioni climatiche difficili ed un periodo vegetativo abbreviato ed inoltre i pendii rendono meno conveniente la meccanizzazione dell'agricoltura, mentre nelle zone svantaggiate i terreni spesso sono più poveri e gli sforzi compiuti per accrescerne il rendimento possono essere sproporzionati rispetto ai risultati ottenibili.

Il mantenimento di un'attività agricola a lungo termine in tali zone dipende pertanto, in ultima analisi, dall'ostinazione dell'imprenditore.
L'aiuto concesso a quest'ultimo esula d'altro canto dall'ambito strettamente agricolo e interessa altresì la conservazione del paesaggio, la protezione dall'erosione, il soddisfacimento di esigenze connesse con il turismo, nonché il mantenimento di una densità soddisfacente di popolazione in regioni minacciate di spopolamento.

1.1.2 Regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio

L'articolo 18 del regolamento (CE) n. 1257/1999 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo d'orientamento e di garanzia agricola (FEAOG) propone la seguente definizione di zone di montagna:

  1. "Le zone di montagna sono quelle caratterizzate da una notevole limitazione delle possibilità di utilizzazione delle terre e da un notevole aumento del costo del lavoro, dovuti:

  • all'esistenza di condizioni climatiche molto difficili a causa dell'altitudine, che si traducono in un periodo vegetativo nettamente abbreviato,
  • in zone di altitudine inferiore, all'esistenza nella maggior parte del territorio di forti pendii che rendono impossibile la meccanizzazione o richiedono l'impiego di materiale speciale assai oneroso, ovvero
  • a una combinazione dei due fattori, quando lo svantaggio derivante da ciascuno di questi fattori presi separatamente è meno accentuato, ma la loro combinazione comporta uno svantaggio equivalente.

  1. Le zone situate a nord del 62° parallelo e talune zone adiacenti sono assimilate alle zone di montagna."

Il regolamento sostituisce il regolamento (CE) n. 950/1997 del Consiglio del 20 maggio 1997 relativo al miglioramento dell'efficienza delle strutture agricole, che aveva a sua volta sostituito il regolamento (CEE) n. 2328/1991 del Consiglio del 15 luglio 1991 relativo al miglioramento dell'efficienza delle strutture agrarie e la direttiva 75/268/CEE del Consiglio del 28 aprile 1975 sull'agricoltura di montagna e di talune zone svantaggiate.
Esso integra inoltre la dichiarazione 37 allegata agli Atti di adesione della Finlandia e della Svezia che riconosce l'esistenza di handicap naturali permanenti legati alle alte latitudini – e che implicano, dal punto di vista agricolo, delle stagioni di crescita brevi – ed equivalenti a quello delle elevate altitudini.

Il regolamento precisa i criteri generali di classificazione (altitudine, forti pendii, combinazione di questi due fattori), ma non stabilisce un livello minimo da rispettare da parte dagli Stati membri.
In effetti, nel quadro di una più estesa applicazione della sussidiarietà, spetta ormai alle autorità nazionali e/o regionali stabilire i livelli da rispettare e procedere alla classificazione delle zone nell'osservanza dei criteri comunitari di base.

Negli Stati membri e/o nelle regioni l'interpretazione più comune dei due primi criteri è la seguente:

  • le altitudini che possono determinare condizioni climatiche molto difficili sono quelle superiori ai 600-800 metri (per ciascun comune o parti di essi);
  • i forti pendii che rendono impossibile la meccanizzazione o che richiedono l'impiego di materiale particolare assai oneroso sono quelli con una pendenza superiore, in media per km_, al 20% (11° 18').

Di seguito si riporta la tabella dei dati al 1996 delle zone di montagna e svantaggiate in termini di SAU, con l'avvertenza che si tratta di superfici classificate ai sensi della direttiva 75/268.
Pertanto in Finlandia e in Svezia la gran parte delle zone classificate come zone di montagna corrispondono a zone nordiche fredde, mentre solo circa 150.000 ha corrispondono ad aree effettivamente montuose:

1.1.3 Parere d'iniziativa del Comitato economico e sociale (CES 461/88)

Nella relazione informativa della sezione Sviluppo regionale su "Una politica per le aree montane", il Comitato economico e sociale è arrivato ad un'uniformazione semantica della nozione di "zona di montagna" che raccoglie tutta la gamma di situazioni geofisiche, climatiche, ecologiche e socio-economiche che caratterizzano la montagna europea.
È così che una definizione con carattere e finalità metodologiche e pratiche è stata stabilita e pubblicata nel parere d'iniziativa CES 461/88:

Una zona di montagna "è una entità geografica, ambientale, socio-economica e culturale in cui gli svantaggi derivanti dalla combinazione tra altitudine e altri fattori naturali debbono essere posti in relazione con i condizionamenti socioeconomici, con la situazione di squilibrio territoriale e con il livello di degrado ambientale."

Su questa base, il Comitato economico e sociale ha assemblato i criteri usati da ciascuno Stato membro per definire le zone di montagna ai sensi della direttiva 75/268/CEE summenzionata e ha tentato di affinarli distinguendo, quando possibile, tra le zone prevalentemente di montagna "in senso stretto" (regioni o comuni in cui oltre il 66% del territorio è montuoso) e zone parzialmente di montagna "in senso ampio" (regioni o comuni con territorio montuoso compreso tra il 33% e il 66%).

* Germania, esclusa ex DDR.
** Regno Unito, esclusa Irlanda del Nord.
*** Porzione della zona in rapporto alla superficie dello Stato membro.

Sulla base della relazione summenzionata, il Comitato economico e sociale ha emesso il parere seguente:

"S'impone l'esigenza di un'omogeneizzazione dei criteri giuridici di classificazione delle aree montane, sinora adottati sia dagli Stati che dalla Comunità.
Ciò anche per eliminare eventuali distorsioni nella concorrenza tra imprese di diversi Stati membri.
Tale omogeneizzazione necessita di una griglia di criteri, definita a livello comunitario, che comprenda i diversi fattori di handicap, naturali e socioeconomici, come suggerisce la definizione formulata [nel paragrafo 1.1].

I parametri da considerare nella definizione della griglia dovranno essere i seguenti:

  1. svantaggi naturali. Non limitarsi alle variabili prese in considerazione dalla direttiva 75/268/CEE (altitudine, pendenze e combinazione delle due), ma:

  • per quanto riguarda il regime climatico,oltre all'altitudine, considerare la latitudine e la situazione geografica;
  • per quanto riguarda gli aspetti morfologici e pedologici, oltre alle pendenze, considerare altri criteri quali i rilievi, la natura dei suoli, ecc;

  1. svantaggi socio-economici:

  • bassa densità della popolazione:
  • isolamento dovuto alla lontananza dagli agglomerati urbani e dai centri economico-politici;
  • dipendenza eccessiva della popolazione dall'attività agricola;
  • insufficienza di sbocchi a valle delle aree confinanti con paesi extra-comunitari con i quali esistono difficoltà di intercomunicazione;

  1. intensità del degrado ambientale.

La combinazione, nelle differenti situazioni, delle variabili indicate definisce un territorio come "area montana" e fa variare la soglia altimetrica a partire dalla quale un territorio può definirsi montano.
Per questo, la scelta, la parametrazione e la combinazione dei diversi fattori non possono essere univoche per l'intera Comunità, ma adattate alle diverse situazioni. (...).

La maggior parte delle leggi nazionali e la stessa direttiva 75/268 fa riferimento, per la delimitazione delle aree montane, ai territori dei comuni o a parti di essi.
Ciò ha condotto in molti casi ad un eccessivo frastagliamento del territorio da prendere in considerazione.
Occorre che le misure per le aree montane intervengano su "blocchi" compatti di territorio (visti anche i problemi di integrazione tra le aree montane e quelle pedemontane) che comprendano la zona montana propriamente detta e le zone che le sono immediatamente contigue e formano con essa una medesima entità geografica, economica e sociale. (...)"

La carta dei suoli, recentemente elaborata dall'European Soil Bureau, potrà essere sfruttata all'occorrenza al fine di definire dei nuovi criteri per delimitare le zone di montagna.

1.1.4 Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente

Considerato che il 2002 è stato dichiarato Anno internazionale delle montagne, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente si è impegnato a definire il concetto di montagna e di zona di montagna:

"L'altitudine, la pendenza e i gradienti ambientali che esse generano, sono i fattori chiave d'una tale definizione, ma la loro combinazione è complessa.
Limitarsi a stabilire delle soglie d'altitudine fa escludere sia i sistemi montuosi più antichi che quelli meno elevati, determinando al tempo stesso l'inclusione di zone relativamente elevate con modesto rilievo topografico e scarsi gradienti ambientali. Utilizzare come criterio la pendenza, da sola o in combinazione con l'altitudine, può risolvere quest'ultimo problema, ma non il primo"
(NdT: testo non disponibile in italiano.)

Sulla base dei dati disponibili a scala mondiale, sono state definite in modo empirico le seguenti classi di montagna:

  • altitudine compresa tra i 200 e i 1000 metri e variazione d'altitudine superiore a 300 metri;
  • altitudine compresa tra i 1000 e i 1500 metri e pendenza superiore a 5° o variazione d'altitudine superiore a 300 metri;
  • altitudine compresa tra i 1500 e i 2500 metri e pendenza superiore a 2°;
  • altitudine compresa tra i 2500 e i 3500 metri;
  • altitudine compresa tra i 3500 e i 4500 metri;
  • altitudine superiore ai 4500 metri.

1.2 Importanza delle zone di montagna in Europa

In confronto con altri continenti, l'Unione europea dispone di una vasta distesa di ambienti montuosi molto diversificati che vanno dalle regioni artiche al Mediterraneo, passando per le Alpi e altri massicci in aree a clima temperato. Le zone di montagna coprono circa il 38,8 % della superficie totale dell'UE. Esse rappresentano un patrimonio molto specifico di risorse vitali per tutta l'Europa: acqua, foreste, specie e habitat rari, radici culturali uniche, spazi di risorse e di riposo, ecc.

Nell'UE possono distinguersi quattro gruppi principali di zone di montagna:

  • le zone di montagna e simili (zone artiche) del Nord dell'Europa (Finlandia, Svezia, Scozia);
  • le zone di montagna dell'Europa temperata, con la Cordigliera Cantabrica, i Pirenei, il Massiccio centrale, il Giura, i Vosgi e la Foresta nera, le Alpi, le Ardenne, il Galles, ecc.;
  • le montagne mediterranee con il Massiccio iberico, gli Appennini, le montagne della Grecia continentale e insulare e quelle delle grandi isole di Creta, della Sicilia, della Sardegna, della Corsica e di Maiorca:
  • le montagne-isole periferiche e alcune regioni ultraperiferiche, quali gli arcipelaghi atlantici (regione macaronesica) - Canarie, Azzorre e Madera – e i dipartimenti d'oltremare - Guadalupa, Martinica, Riunione e Guyana francese.

Fonte: informazioni varie tratte dalla pubblicazione del Parlamento europeo: Verso una politica europea delle zone di montagna: problemi, impatto delle misure e adeguamenti necessari.

1.3 Elementi d'analisi in rapporto all'economia

Le attività economiche delle zone di montagna si sono concentrate principalmente nelle valli che costituiscono dei passaggi naturali; oggi, però, molte valli sono diventate delle strettoie per i trasporti e l'aumento della circolazione dei beni e delle persone comporta dei rischi crescenti per la sicurezza e l'ambiente nonché in parte per le condizioni di vita delle popolazioni.
In molte zone di montagna l'attività economica è basata, lì dove è possibile, sull'agricoltura, sul turismo e su altri servizi. In altre l'attività economica è spesso molto debole.
Se certe zone di montagna hanno possibilità di sviluppo economico e sono integrate nel resto dell'economia dell'Unione, la maggioranza presenta diversi problemi: il 61,5 % delle zone di montagna e delle zone artiche può rientrare nell'obiettivo 1 e il 24,7 % nell'obiettivo 2 (Secondo rapporto sulla coesione economica e sociale (COM(2001) 24 def.)).

Una tipologia sommaria delle zone di montagna può essere ottenuta incrociando i fattori naturali e gli indicatori socio-economici.
Questa tipologia è approssimativa, ma utile per dare una nozione adeguata della situazione.

Tabella: Tipologia delle montagne e delle zone artiche secondo la definizione adottata dall'UE di zone di montagna e di zone che rientrano tra gli obiettivi prioritari dei fondi strutturali

Uno sviluppo sostenibile delle zone di montagna esige efficienza economica, equità sociale, coesione territoriale e integrità ambientale.
Nella seguente tabella vengono elencate le principali sfide e potenzialità delle zone di montagna europee:

Tabella: Sfide e potenzialità delle zone di montagna

1.4 Impatto delle politiche comunitarie e nazionali

Alcune politiche comunitarie hanno fin d'ora un impatto maggiore sull'evoluzione delle zone di montagna. Tra queste si possono citare:

  • la politica agricola comune: l'indennità compensativa a favore delle zone svantaggiate, le misure agroambientali, ecc.;
  • la politica strutturale – obiettivi 1 e 2 – e di coesione;
  • le iniziative comunitarie nel campo dello sviluppo rurale (Leader+) e della cooperazione transfrontaliera, interstatale ed interregionale (Interreg III A, B e C) – cfr. il programma di cooperazione Interreg III B "Spazio alpino" che copre la Germania, l'Austria, la Francia, l'Italia, la Svizzera, la Slovenia ed il Liechtenstein;
  • le politiche forestali;
  • le riflessioni avviate sull'assetto del territorio, attraverso la linea dello Schema di sviluppo dello spazio comunitario (SDEC) e della sua attuazione;
  • la politica comune dell'ambiente: le "direttive principali" nel campo dell'acqua, degli habitat naturali e della fauna e della flora selvatiche, dei suoli, etc.;
  • la politica di ricerca e di sviluppo tecnologico ed i grandi miglioramenti che ne dovrebbero risultare per la vita delle persone.

2. LA RIFLESSIONE DELLE ISTITUZIONI SUL TEMA DELLE MONTAGNE

Da diversi anni si susseguono in Europa risoluzioni e raccomandazioni relative alla montagna, adottate dai ministri competenti, dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa (oggi Congresso dei poteri locali e regionali), dall'Assemblea parlamentare e dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.

In particolare, è opportuno ricordare, per il loro rilievo politico e tecnico, i seguenti documenti:

  • parere del CES (1988) dal titolo "Una politica per le aree montane";
  • parere del CdR (1995) sulla "Carta europea delle regioni di montagna";
  • parere del CES (1996) sul tema "L'arco alpino - un'occasione di sviluppo e di integrazione";
  • parere del CdR (1997) relativo a "Una politica per l'agricoltura montana in Europa";
  • relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo (1998) sul tema "Una nuova strategia per le zone di montagna", la quale fa riferimento allo studio della direzione generale degli studi del Parlamento "Verso una politica europea delle zone di montagna";
  • risoluzione del Parlamento europeo su 25 anni di applicazione del regime comunitario a favore dell'agricoltura nelle regioni montane.

Da ultimo, il CESE ha all'esame un parere di notevole spessore (relatore BASTIAN) su "Il futuro delle aree montane nell'Unione europea".

2.1 La convenzione per la protezione delle Alpi

La convenzione per la protezione delle Alpi è stata sottoscritta nell'ottobre 1991 dai rappresentanti dei governi dei paesi alpini e dell'Unione europea allo scopo di impostare una politica comune per l'intera regione alpina, conformemente ai principi relativi allo sviluppo sostenibile.
Per la prima volta l'intero arco alpino, visto come "unicum" inscindibile, è stato considerato patrimonio comune europeo.

Gli obiettivi generali di riferimento sono stati quelli di contemperare le necessità economiche e sociali delle popolazioni residenti nelle Alpi con le esigenze di salvaguardia dell'ambiente.

La convenzione è entrata in vigore nel marzo 1995, all'atto della ratifica da parte di Austria, Germania, Liechtenstein, Slovenia ed Unione europea cui ha fatto poi seguito poi la ratifica degli altri Stati alpini.
La convenzione prevede un programma di ricerca che affronta in particolare quattro temi (salvaguardia della qualità dell'aria, idroeconomia, economia dei rifiuti, popolazione e cultura), mentre i protocolli d'applicazione della convenzione dovrebbero offrire stimoli per giungere all'adozione di politiche relative ai trasporti, al turismo, alla difesa del suolo, al patrimonio forestale, all'energia, all'agricoltura, ecc.

La convenzione si è dotata di organi che si riuniscono regolarmente e che svolgono un lavoro di implementazione.
Per altro, da parte dell'Unione europea non risultano atti politici, o strumenti operativi, esplicitamente riferibili alla Convenzione od ai relativi protocolli attuativi sebbene sia parte contraente della Convenzione sulle Alpi. Ha anche perso l'occasione di partecipare ai lavori degli organi della Convenzione medesima.
È con rammarico che ciò viene fatto rilevare perché il massiccio delle Alpi è il più importante d' Europa in termini di territori, popolazioni e Stati interessati: la Commissione avrebbe potuto, quindi, agire in concreto come elemento propulsore di politiche comunitarie per le zone montane.

2.2 La Carta europea delle regioni di montagna

Dell'esigenza di una "Carta europea della montagna", volta a definire i principi di pianificazione, sviluppo e protezione dei territori montani, si è fatta interprete la II conferenza europea delle zone di montagna svoltasi a Trento nel 1988, ma soltanto sei anni più tardi (in occasione della III conferenza, svoltasi a Chamonix il 15 - 17 settembre 1994), il documento è stato approvato dai partecipanti: oltre 200 amministratori, rappresentanti degli Stati membri del Consiglio d'Europa.
Il percorso per l'adozione definitiva della Carta da parte degli Stati membri non è ancora completato.
L'impostazione della Carta, che è protesa verso la definizione di una politica europea per la montagna, è di tipo globale ed integrato, in considerazione delle raccomandazioni adottate dalla conferenza di Rio de Janeiro del 1992 sull'ambiente e lo sviluppo.

Significativo, inoltre, è il principio di "sussidiarietà", che associa gli enti locali e regionali alle fasi di elaborazione e di gestione della politica europea.
Si riconosce così concretamente il ruolo che le popolazioni di montagna devono svolgere, anche nella ricerca di un giusto equilibrio tra attività economiche ed esigenze ecologiche.
È utile riportare le finalità della Carta definite dall'art. 6 in base al quale:

"le parti contraenti imposteranno la loro politica, la loro legislazione e le loro azioni in montagna in funzione dei seguenti obiettivi:

  1. il riconoscimento esplicito delle regioni di montagna e della loro specificità;
  2. la considerazione e il riconoscimento dell'entità geografica di ogni zona montana, per evitare che le divisioni amministrative esistenti o future possano costituire un ostacolo all'attuazione della politica della montagna;
  3. il mantenimento in loco delle popolazioni e la lotta contro l'esodo dei giovani;
  4. la creazione o la modernizzazione delle infrastrutture e delle attrezzature indispensabili alla qualità della vita delle popolazioni e allo sviluppo delle regioni di montagna;
  5. il mantenimento e il miglioramento dei servizi pubblici di prossimità;
  6. la salvaguardia delle terre agricole e pastorali, il mantenimento e la modernizzazione indispensabili delle attività agricole grazie ad un approccio specifico all'agricoltura di montagna;
  7. la promozione delle risorse energetiche endogene;
  8. la conservazione delle attività industriali e artigianali esistenti e l'insediamento di attività basate sulle nuove tecnologie;
  9. lo sviluppo del settore terziario, in particolare del turismo, come complemento alle attività tradizionali;
  10. la salvaguardia dell'identità e la diffusione dei valori culturali propri della montagna e di ogni zona montana omogenea.

Questi obiettivi saranno realizzati rispettando e tutelando l'ambiente grazie ad una valutazione d'insieme delle risorse umane e naturali, superando la dicotomia tradizionale tra sviluppo economico e protezione dell'ambiente naturale e cercando l'equilibrio tra attività umane ed esigenze ambientali."

Come si può riscontrare, è un programma ambizioso e che mantiene un alto profilo in termini di adeguatezza e di modernità d'impostazione.

2.3 Il secondo rapporto sulla coesione economica e sociale

La Commissione europea ha recentemente adottato il secondo rapporto sulla coesione economica e sociale.

Il rapporto – e questo appare di eccezionale novità e rilevanza – nella "Sintesi - Parte I: Situazioni e tendenze" menziona esplicitamente le "zone specifiche" ed afferma:

"Le isole e gli arcipelaghi, le zone montane e periferiche – comprese le regioni ultraperiferiche – costituiscono una parte importante dell'Unione e hanno in comune molte caratteristiche fisiche e geomorfologiche e svantaggi economici.
Queste regioni risentono in genere di problemi di accessibilità che rendono ancor più ardua la loro integrazione economica con il resto dell'Unione.
Per questo motivo un numero elevato di esse riceve già gli aiuti a finalità regionale dell'Unione europea – il 95% delle zone montane e delle isole è interessato dall'obiettivo 1 o 2.
Al tempo stesso le condizioni economiche e sociali presentano caratteristiche molto diverse ..."

Più oltre il rapporto, nell'individuare le priorità per la coesione economica e sociale menziona le "aree che presentano svantaggi geografici o naturali", in cui gli sforzi sinora posti in essere per raggiungere un buon livello di integrazione incontrano difficoltà a causa delle particolari caratteristiche e precisa:

"Queste aree – regioni ultraperiferiche, isole, zone montane, aree periferiche, aree con scarsa densità di popolazione – rappresentano spesso una componente fondamentale del patrimonio ambientale e culturale dell'Unione.

Spesso risulta assai difficile indurre gli abitanti a non abbandonare queste zone.

I costi aggiuntivi per i servizi di base, compresi i trasporti, possono impedire lo sviluppo economico".

Sembra quindi evidente che la Commissione stessa pone le zone di montagna sullo stesso piano di quelle che già sono menzionate all'art. 158 del trattato.
A seguito dei dibattiti intervenuti sul secondo rapporto la Commissione ha preso l'iniziativa di intraprendere una serie di studi sulle zone che presentano gravi svantaggi geografici o naturali. Due sono stati avviati: uno sulle regioni insulari e l'altro sulle zone di montagna (comprese quelle artiche). Lo studio prevede anche la messa a punto di criteri di delimitazione.
La Commissione ha poi valutato i dibattiti svoltisi al secondo Forum europeo sulla coesione del Maggio 2001 e ne ha tratto la conclusione (COM/2002/46 def.) che l'Unione ha bisogno di una politica di coesione che sappia rivolgersi a tre categorie di regioni:

  • quelle in grave ritardo di sviluppo, che si trovano principalmente, ma non esclusivamente, nei paesi candidati;
  • le regioni dei quindici che non hanno completato il processo di convergenza;
  • altre regioni afflitte da gravi difficoltà strutturali, in particolare le zone urbane, quelle rurali, ancora molto dipendenti dall'agricoltura, quelle di montagna, le insulari e altre ancora caratterizzate da svantaggi naturali o demografici.

Seppure al livello della sola Commissione, la specificità montana sembra pertanto essere riconosciuta ed oggetto di studi e di approfondimenti.
Un'ulteriore prova del nuovo interesse col quale la Commissione guarda alle montagne d'Europa è la Conferenza, organizzata a Bruxelles dai Commissari per le politiche regionali e per l'Agricoltura il 17 e 18 ottobre 2002, con la partecipazione del Presidente Prodi e di altri Commissari.
Sebbene la Conferenza si sia conclusa senza alcun documento finale, il livello delle relazioni e le tematiche approfondite non possono che essere considerati elementi di speranza perché il nuovo corso abbia sbocchi concludenti e positivi.
Del resto, questa attenzione alla montagna è ulteriormente, e da più parti, sollecitata. Nelle ultime settimane, ancora una volta, il Comitato economico e sociale europeo ha approvato un documento di rilevante interesse che chiede di assicurare una visione comune della montagna riconoscendo nei trattati la specificità di questi territori.
Viene anche proposta una strategia basata sulla compensazione degli handicap che non possono essere rimossi, la riduzione attiva dei fattori di handicap, la valorizzazione dell'identità e delle risorse della montagna.
Il documento conclude esortando a fare della politica europea a favore della montagna un modello di sviluppo durevole e giusto nei confronti delle popolazioni che vi vivono.

2.4 L'Anno internazionale delle montagne

L'Assemblea delle Nazioni Unite, in data 10 novembre 1998, ha proclamato all'unanimità il 2002 "Anno internazionale delle montagne", con i seguenti obiettivi:

  1. promuovere lo sviluppo sostenibile delle regioni di montagna;
  2. migliorare la qualità della vita degli abitanti delle regioni montane;
  3. proteggere il fragile ecosistema montano.

Iniziative preparatorie della conferenza che nel 2002 l'ONU organizzerà a livello mondiale sono in atto in moltissimi paesi europei.

Nessun atto politico formale e nessuna iniziativa legislativa peraltro sono stati finora elaborati a livello comunitario in linea con gli obiettivi delle Nazioni Unite.

2.5 Il capitolo 13 dell'Agenda 21 ed il Vertice mondiale di Johannesburg

L'Agenda 21 è stata approvata alla Conferenza mondiale sulla Terra il 14 giugno 1992 a Rio de Janeiro. Molti capitoli dell'Agenda si riferiscono esplicitamente alla montagna e precisamente:

  • capitolo 2 Cooperazione internazionale
  • capitolo 3 Lotta contro la povertà
  • capitolo 6 Protezione e promozione della salute
  • capitolo 7 Insediamenti umani sostenibili
  • capitolo 8 Integrazione dello sviluppo sostenibile nel processo decisionale
  • capitolo 11 Lotta contro la deforestazione
  • capitolo 12 Lotta contro la desertificazione
  • capitolo 14 Agricoltura sostenibile e sviluppo rurale
  • capitolo 15 Conservazione della diversità biologica
  • capitolo 18 Protezione e gestione delle acque dolci
  • capitolo 24 Le donne e lo sviluppo sostenibile
  • capitolo 26 Rafforzamento del ruolo delle popolazioni indigene
  • capitolo 27 Collaborazione con le ONG
  • capitolo 28 Iniziative degli enti locali a sostegno dell'Agenda 21
  • capitolo 32 Rafforzamento del ruolo degli agricoltori
  • capitolo 33 Finanziamento dello sviluppo sostenibile
  • capitolo 34 Trasferimento di tecnologie ecocompatibili
  • capitolo 35 La scienza per lo sviluppo sostenibile
  • capitolo 36 Istruzione, formazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica
  • capitolo 37 Creazione delle capacità per lo sviluppo sostenibile
  • capitolo 39 Strumenti giuridici internazionali
  • capitolo 40 Informazioni per il processo decisionale (ecc.).

Il capitolo 13 affronta il tema della definizione della montagna come sistema unitario. A tal fine è stata posta in essere un'eccezionale collaborazione tra organismi dell'ONU, governi nazionali, organizzazioni internazionali, ONG ed istituti di ricerca. È utile riportare in questa sede la dichiarazione con cui si apre il capitolo 13:

"Le montagne sono una fonte importante di acqua, energia e biodiversità.
Esse sono anche fonte di risorse fondamentali come minerali, prodotti silvicoli e agricoli, nonché luogo di ricreazione.
Data la loro importanza come ecosistemi rappresentanti la complessa e correlata ecologia del nostro pianeta, gli ambienti montani sono essenziali per la sopravvivenza dell'ecosistema globale. Tuttavia, gli ecosistemi montani sono in rapida trasformazione.
Essi sono soggetti ad un'erosione accelerata del terreno, a frane e ad una rapida perdita di habitat e di diversità genetica.
Per quanto riguarda l'aspetto antropologico, vi è da registrare una diffusa povertà tra gli abitanti della montagna e una perdita del complesso di conoscenze tradizionali.
Conseguenza di tutto ciò è il degrado ambientale che interessa la maggioranza delle zone di montagna.
Sono quindi necessarie iniziative immediate volte ad una gestione corretta delle risorse della montagna e allo sviluppo socioeconomico delle popolazioni.

Un ulteriore recentissimo (Settembre 2002) sviluppo della Conferenza di Rio è costituito dal vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile svoltosi a Johannesburg.
Alle aree montane viene dedicato il paragrafo 40, che di seguito, si riporta:

"§40 Gli ecosistemi montani forniscono mezzi di sostentamento particolari e sono inoltre provvisti di un notevole patrimonio di risorse a livello di bacini imbriferi, di diversità biologica e di una flora e fauna uniche. Molti di essi sono particolarmente fragili e vulnerabili rispetto alle conseguenze negative del cambiamento climatico e necessitano di tutele specifiche. Sono indispensabili azioni, a tutti i livelli, per :

  1. Sviluppare e promuovere programmi, politiche e approcci che integrino gli aspetti ambientali, economici e sociali dello sviluppo sostenibile delle montagne e rafforzino la cooperazione internazionale, per ottimizzare il suo impatto sui programmi di eliminazione della povertà, in particolare nei paesi in via di sviluppo;
  2. Implementare, ove necessario, programmi per affrontare problematiche quali la deforestazione, l'erosione e l'impoverimento del suolo, la perdita della biodiversità, dissesto del sistema delle acque e il ritiro dei ghiacciai;
  3. Sviluppare e implementare, ove necessario, politiche e programmi "gender sensitive", che includano investimenti di carattere pubblico e privato e che contribuiscano ad eliminare le disparità a cui sono soggette le comunità di montagna;
  4. Implementare programmi per promuovere la diversificazione e le economie tradizionali delle aree montane, i mezzi di sostentamento sostenibili e i sistemi di produzione su scala ridotta, inclusi programmi di formazione specifici, un migliore accesso ai mercati nazionali e internazionali e una rafforzata pianificazione dei mercati, dei trasporti e delle comunicazioni, tenendo conto della particolare sensibilità del territorio montano;
  5. Promuovere una completa partecipazione e coinvolgimento delle popolazioni montane nelle decisioni che le riguardano, nonché l'integrazione delle conoscenze, del patrimonio e dei valori indigeni in tutte le iniziative per lo sviluppo;
  6. Mobilitare un sostegno nazionale e internazionale per la ricerca applicata e la "capacity building", fornire un'assistenza tecnica e finanziaria per l'effettivo implemento dello sviluppo sostenibile degli ecosistemi di montagna nei paesi in via di sviluppo e in quelli a economia di transizione e affrontare il problema della povertà nelle regioni montane attraverso piani, progetti e programmi concreti, con il supporto adeguato da parte di tutti gli interessati, tendendo conto dello spirito dell' "Anno Internazionale delle Montagne - 2002".

2.6 La Carta mondiale delle popolazioni di montagna

La Carta mondiale delle popolazioni di montagna è stata adottata il 9 giugno 2000 a Chambéry, al termine del 1° Forum mondiale della montagna, dai rappresentanti di 70 paesi.

È un progetto da sottoporre a discussione prima che diventi la base e la finalità dell'Organizzazione internazionale delle popolazioni di montagna, della quale si prevede la costituzione per assicurarne la realizzazione. Detto progetto si limita per ora ad indicare i principi generali e verrà arricchito con i suggerimenti e le raccomandazioni più settoriali emerse durante il Forum nonché con i contributi che verosimilmente saranno apportati nel corso del nuovo appuntamento previsto nel Settembre 2002 a Quito in Ecuador.

3. LA SITUAZIONE GIURIDICA DELLA MONTAGNA EUROPEA

L'Unione europea è stata incessantemente sollecitata a soffermare la propria attenzione sulle aree montane.

Gran parte dei documenti elaborati da diverse istanze negli anni passati mirava ad ottenere l'approvazione di un regolamento (o di una direttiva) del Consiglio o della Commissione contenente specifiche misure per le aree montane che dessero origine così ad una politica integrata multisettoriale.

Negli anni più recenti da altre parti si è puntato ad ottenere l'adozione di uno specifico "obiettivo" dedicato alle zone montane, da aggiungere a quelli previsti dalla politica di coesione e in vigore sino all'anno 2000.

Appare però evidente che la Comunità non può adottare nessuna specifica iniziativa (al di là di quella, modesta e settoriale, già esistente in materia di agricoltura di montagna) in assenza di un'apposita disposizione del trattato europeo che ne affermi la competenza in materia.

È necessario, pertanto, che l'Unione riconosca la specificità della montagna e la conseguente necessità, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà, di prevedere un'apposita organica politica europea.
Le caratteristiche della "specificità montana", seppure in presenza di condizioni economiche diverse, sono ovunque riconoscibili e determinano particolari condizioni di vita delle popolazioni, per l'organizzazione e gestione dei servizi, per l'informazione, per l'accesso e la mobilità.
In relazione alle montagne europee le politiche di tutela e promozione dell'ambiente, del paesaggio, della biodiversità, le politiche di tutela di tecniche agricole specifiche di antiche culture proprie di popolazioni insediatesi secoli or sono e provenienti da regioni lontanissime, la salvaguardia di culture locali di eccezionale portata, di beni storici e artistici, assumono particolare ed urgente rilievo.

Il riconoscimento formale della specificità montana è essenziale e propedeutico rispetto a eventuali applicazioni in seguito all'adozione di misure in molti settori.

Il titolo XVII del trattato (Coesione economica e sociale) all'art. 158 recita:

"Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme della Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica e sociale.

In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite o insulari, comprese le zone rurali."

Se si vogliono creare le condizioni affinché le istituzioni europee possano in futuro definire politiche, o specifici interventi, per le aree montane, è indispensabile proporre che questi territori vengano specificamente menzionati, unitamente a quelli già indicati, nell'ultima parte dell'articolo 158 sopra riportato.
Nell'attuale versione l'espressione"zone rurali" non si identifica con la montagna: non c'è tra i due termini identità e è ormai indispensabile che la "specificità montana" sia formalmente riconosciuta.

4. LE MONTAGNE NEL FUTURO DELL'EUROPA

Il tema del futuro dell'Europa costituisce oggi questione centrale, nodale, essenziale per l'intera platea europea, che si interroga sulle modalità che governeranno il Vecchio Continente nel terzo millennio.

Emerge ormai con chiarezza sempre più forte ciò che poteva apparire come un luogo comune, cioè che l'Europa non la si potrà costruire con il ricorso a schemi semplici e meccanici, né con disegni illuministici che tutto pianificano a tavolino, e neppure soltanto con accordi tra gli Stati.

La nuova Europa sarà il frutto di un procedimento complesso, in cui l'unificazione della società civile, l'integrazione degli interessi, delle funzioni, della soggettività politica e delle relazioni con l'esterno si dovranno realizzare gradualmente, attraverso una mediazione vasta e di alto livello seguendo un disegno politico e non tecnocratico.

Se questo ha un senso, la nuova Europa dovrà puntare molto sugli elementi che storicamente, antropologicamente, culturalmente e fisicamente per essa costituiscono un collante, un tessuto connettivo, un elemento di congiunzione. E cosa costituisce tutto ciò se non precisamente le montagne?

È possibile pensare ad un'Europa del terzo millennio senza una politica per zone che collegano anche fisicamente le aree più sviluppate del continente? Forse in pochi ci hanno pensato, ma i raccordi fra le aree forti della nuova Unione europea sono assicurati proprio dalle "terre alte" e questo ovviamente non vale solo per i trasporti ma in generale per il collegamento fra spazi economici.
La Valle Padana si collega alla Valle del Reno grazie alla catena alpina, la Catalogna in esplosione economica si connette al Midi francese attraverso i Pirenei, l'Italia stessa trova nell'asse alpino-appenninico lo scheletro sul quale reggersi, secondo la fortunata immagine dell'economista italiano Giustino Fortunato dell'osso (le montagne) e della polpa (le pianure).
Per non parlare dell'integrazione con l'Est, dove i Balcani diventano il collante con la realtà slava, e i monti Tatra il collegamento fra Polonia e Ungheria, nuove regioni dell'Europa del 2004.
Senza scordare che anche nelle zone di montagna si trovano punti di eccellenza, in termini sociali ed economici, della realtà europea (per restare sulle Alpi, nel sentiero ideale che corre da Grenoble a Bratislava ci si imbatte in realtà come Vorarlberg, Tirolo, Carinzia, Salisburghese, oltre alle note regioni italiane ...).

Ha senso un'Europa di "aree forti" connesse fra loro dall'"osso", per riprendere l'immagine di Fortunato? Indubbiamente no. Ma se ciò è vero, occorre una politica europea per la montagna.
Non perché si debba inserire la voce montagna nell'elenco delle prebende e delle assistenze che a vario titolo e in varia misura partono da Bruxelles.
Ma perché la montagna è il paradigma stesso dell'integrazione europea.
Le montagne d'Europa hanno da tempo metabolizzato una concezione politica pluralistica, intrinsecamente tollerante, disponibile alla discussione e alla programmazione concertata.
È in qualche misura nel loro Dna.

Eppure, anch'esse non sono immuni dalla sfida che la globalizzazione pone loro di fronte, e dall'accentuazione del fenomeno ad essa inverso, costituito dalla crescita del sentimento di localizzazione.
Quest'ultimo se non governato sfocia in localismo, particolarismo, frammentarismo, vale a dire fenomeni che sono l'esatto opposto dell'integrazione e che, non a caso, alimentano politiche antieuropee.
Fenomeni che, non a caso, iniziano a prendere piede anche nelle terre montane, in assenza di una politica europea per la montagna.

Crediamo che la Commissione europea e il Parlamento europeo debbano valutare meglio il potenziale ruolo integratore della montagna come elemento di sintesi per l'intera Unione.
Basterebbe poco: una grande idea-guida, una scelta magari poco convenzionale, una volontà di superare d'un colpo tecnocrazie e burocrazie. Insomma, basterebbe una politica.
Che parta dalla constatazione che se l'Europa si farà, essa si realizzerà attorno ad una statualità nuova, diversa da quella che è stata propria dello stato nazionale, e che troverà nei nuovi elementi di forza i propri tasselli fondamentali. La montagna è certamente uno di questi.

Nessun modello sarà esauriente, tanto più nei decenni che ci attendono in cui la società civile sarà fortemente influenzata dall'intreccio degli interessi e dal gioco dei soggetti politici e culturali.
E allora la necessità di una politica alta, che costruisca il nuovo modello di Europa partendo dagli elementi aggreganti, si farà ancora più forte.

Per questo la montagna è una grande sfida per l'Europa.
E per questo abbiamo un'idea alta dell'Europa, un 'Europa nella quale il dibattito politico non sia solo imperniato sulla qualità e quantità della carne e del latte e alla quale la montagna può offrire il suo contributo, purché si vada al di là del logoro stereotipo dello scarpone e dell'alpigiano al pascolo e non si cada nella tentazione riduzionista secondo la quale la montagna è solo una questione ambientale o agricola, come pure più d'uno sostiene in giro per il Vecchio Continente.

5. LE MONTAGNE ED I TERRITORI URBANI

È ovvio che il presente rapporto e le relative considerazioni e proposte sono elaborati nell'interesse delle popolazioni che tuttora risiedono, lavorano e costituiscono comunità civili e politiche nelle zone montane.

Ma è ormai riconosciuto da tutti il fatto che queste popolazioni svolgono un ruolo utile non solo per la propria regione, ma anche - ed in misura sempre più rilevante ed avvertita - a favore delle popolazioni delle pianure, delle città, delle grandi aree popolose e produttive: controllo del territorio; salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio; difesa del suolo; offerta di spazi e di tempi per la cultura, la salute, lo sport e il divertimento; produzione di elementi strategici quali il legno, l'acqua, l'energia; fonte di prodotti di particolare valore perché sani ed espressione di un secolare equilibrio tra natura e bisogni umani; sede di attività minerarie.

Una politica europea per le montagne non serve quindi ai soli montanari.
È veramente una politica per tutti gli europei.

6. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE E PROPOSTE DEL COMITATO DELLE REGIONI

Il Comitato delle regioni

  1. Rileva che in Europa nessun territorio può essere destinato ad essere e restare area marginale, da abbandonare progressivamente.
  2. Sottolinea che inutilmente da anni pervengono agli organi decisionali dell'Unione inviti pressanti a considerare le montagne europee in maniera adeguata per la loro specificità territoriale caratterizzata da cosiddetti “handicap naturali” determinati dalla posizione altimetrica e dalla pendenza, dalle difficili caratteristiche climatiche e dal particolare profilo geomorfologico, dsa grandi distanze e notevoli difficoltà, e quindi da costi legati alla costruzione e alla manutenzione delle infrastrutture di trasporto. Le condizioni naturali hanno dato origine a una flora e fauna unica anche per la sua varietà. La pecularietà delle loro condizioni di vita riguarda anche le popolazioni vegetali ed animali e le particolari condizioni di vita di degli abitanti, anche in termini della fornitura e della gestione dei servizi, dell’informazione, dell’accesso e della mobilità.
  3. Evidenzia che le montagne europee sono abitate da millenni e devono continuare ad esserlo da parte di popolazioni che non debbono sentirsi abbandonate, ma alle quali vanno concretamente riconosciute adeguate e moderne condizioni di esistenza sociale e civile, vanno garantiti possibilità e sostegno per uno sviluppo eonomico sostenibile ad ampio raggio e devono essere assicurati il rispetto e la tutela delle culture locali e regionali.
  4. Rileva che è nelle montagne europee che si manifesta gran parte della biodiversità e che la presenza di un livello adeguato di popolazione attiva consente la tutela dell'acqua, del suolo e dell'ambiente, la cura delle foreste e di beni culturali specifici, nonché la produzione di prodotti e di servizi di valore elevatissimo per l'intera popolazione europea.
  5. Afferma che le montagne hanno proprie specificità e che, sebbene buona parte delle "zone montane" siano anche "zone rurali", i due termini non si identificano; analogamente, benché parte delle aree montane siano certamente da considerare "come zone meno favorite", non ritiene ammissibile che l'attenzione dell'Unione alla montagna si limiti alle difficoltà economiche.
  6. Esprime la convinzione che il trattato debba tenere conto della nozione di "coesione territoriale" come componente complementare della "coesione economica e sociale".
  7. Ritiene che un'esplicita menzione della montagna nel trattato fonderebbe una competenza comunitaria in materia, rendendo finalmente possibili valutazioni e politiche organiche per popolazioni e territori, con il formale riconoscimento della specificità montana nell’interesse del coordinamento delle singole politiche della Comunità, sempre comunque nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.
  8. Chiede pertanto che l'art. 158 del trattato ed il titolo relativo vengano modificati con la menzione esplicita delle "zone montane", accanto alle "regioni meno favorite o insulari,comprese le zone rurali" già indicate, e con l'aggiunta del termine "territoriale" laddove attualmente si parla soltanto di "coesione economica e sociale".
  9. Ritiene necessaria, oltre all'affermazione giuridica della specificità della montagna, una normativa europea sulla concorrenza che muova dal presupposto di tale riconoscimento e abbia come finalità la riduzione degli svantaggi economici e strutturali della realtà produttiva e sociale delle aree montane rispetto alle altre zone, attraverso la creazione di supporti finanziari ed economici, nonché di agevolazioni fiscali a carattere strutturale e duraturo.
  10. Individua nelle zone montane patrimoni di cultura e di organizzazione sociale e politica che vanno valorizzati e promossi. L'identità delle popolazioni è una ricchezza che va preservata quale elemento non secondario della complessità positiva di ogni nazione e dell'Europa.
  11. Si pronuncia con vigore per regole sostenibili in materie di politiche dei trasporti che garantiscono condizioni quadro unitarie per la gestione dei flussi di traffico su strada e delle reti ferroviarie nelle zone di montagna. Esse non possono venire ridotte a semplici corridoi di transito. Si tratta di trovare soluzioni intelligenti che conciliano le esigenze di una crescita economica con la protezione della salute umana e ambientale. Ció include anche l’ampliamento delle infrastrutture e il miglioramento nell’offerta nel traffico ferroviario transfrontaliero. Per il finanziamento di progetti infrastrutturali particolarmente costosi all’interno di zone ecologicamente sensibili il diritto comunitario deve permettere il finanziamento transversale di infrastrutture ferroviarie mediante le entrate provenienti da reti stradali parallele, a sostegno del necessario trasferimento del traffico merci dalla gomma alla ferrovia.
  12. Nota che le politiche di razionalizzazione dei bilanci pubblici e di privatizzazione dei servizi in atto in tutta Europa arrecano danni, spesso irriversibili, alle popolazioni montane. Scuola, sanità, trasporti, poste, telecomunicazioni sono pressoché ovunque in fase di ridimensionamento. Nell'organizzazione dei servizi pubblici non si dovrà dimenticare la montagna, in quanto per le sue popolazioni un livello di servizi adeguato è veramente condizione essenziale di vita. Nei bandi di privatizzazione andranno quindi previste cautele e garanzie per il mantenimento del livello del servizio in tali zone. Nei bandi di privatizzazione andranno quindi previste cautele e garanzie per il mantenimento del livello del servizio in tali zone.
  13. Sostiene che l'economia montana va posta in condizione di essere vitale e che pertanto devono essere previsti nei programmi comunitari:

  • lo sviluppo delle reti di servizi di prossimità, in particolare di quelli informatici per le aziende, le famiglie, le scuole, le istituzioni, le ONG;
  • le politiche che favoriscono l'inserimento dei giovani nelle aziende di qualsiasi settore, favorendo in particolare i giovani imprenditori;
  • la promozione e la semplificazione per coloro che esercitano più attività;
  • la promozione di qualificazioni professionali conformi alle evoluzioni temporali

  1. Ritiene utile proporre alla Commissione che il Sesto programma quadro di ricerca e sviluppo tenga adeguato conto, in sede di realizzazione, delle problematiche delle aree montane e che venga promossa la costituzione di una rete europea tra tutte le istituzioni di ricerca attive nelle zone di montagna.

  2. Afferma con forza che per le diverse zone di montagna dell'Europa occorre una politica comunitaria che aiuti le popolazioni a gestire azioni coerenti, coordinate, integrate nel quadro di una autonomia locale e regionale evoluta, approfondita e democratica. Ciò costituisce inoltre un presupposto per la piena applicazione del principio di sussidiarietà.

  3. Invita la Commissione a sviluppare, tenendo conto del prossimo allargamento, una strategia comunitaria complessiva per lo sviluppo sostenibile delle zone di montagna dell'Unione e dei paesi candidati, in cui rientri anche lo sviluppo dello spazio rurale e la conservazione dell’agricoltura di montagna; tale strategia dovrebbe comprendere in particolare la cooperazione transfrontaliera delle regioni di montagna (Alpi, Pirenei, Carpazi, Balcani ecc.) e definire misure specifiche nel quadro dei programmi Interreg, Phare, Tacis e Sapard ai fini dell'inserimento dei paesi candidati e delle regioni limitrofe nelle azioni a favore delle zone di montagna.

  4. Considera decisiva una ricerca da parte della Commissione sulle regioni montane europee per favorire una loro classificazione comune, una riflessione sulle conseguenze per esse dei cambiamenti climatici, nonché la definizione di un marchio di denominazione dei loro prodotti coerente con le norme europee in materia.

  5. Invita la Commissione ad elaborare una definizione chiara delle zone di montagna basata sui criteri relativi alle caratteristiche naturali come altitudine, pendenza e durata ridotta dei periodi vegetativi, configurazione del suolo nonché su criteri socio-economici come densitá di popolazione, sviluppo demografico, struttura d’età, potenzialità di sviluppo delle aree economiche e la combinazione di tali criteri, che consenta di distinguere chiaramente, data la diversità delle rispettive problematiche, tra zone di montagna e altre zone svantaggiate all'atto della definizione delle strategie di sviluppo e dei meccanismi di sostegno.

  6. Considera assolutamente necessario controbilanciare gli svantaggi naturali permanenti con indennità; per questo motivo tali indennità devono essere mantenute come elemento primario della politica per le zone di montagna, unitamente alla diversificazione delle attivitá economiche mediante indennità compensative differenziate.

  7. Insiste sulla necessità che, oltre a quello del secondo pilastro della PAC, l'economia delle zone montane riceva un sostegno aggiuntivo da parte dei fondi strutturali, con una particolare attenzione ai trasporti, alle telecomunicazioni e al sostegno dello sviluppo per le imprese non direttamente connesse con l'agricoltura e il turismo; segnala inoltre, tra le direttrici prioritarie di sviluppo, la necessità di dotare progressivamente tali zone di infrastrutture e servizi minimi essenziali, sia nei settori dell'istruzione, della sanità e dei trasporti, sia in quelli legati alle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione.

  8. Sottolinea che gli interventi nel quadro del secondo pilastro della PAC devono poter essere integrati con interventi previsti nel quadro dei fondi strutturali. Propone perciò che il secondo pilastro della PAC (sviluppo rurale) venga strutturato in base ad un sistema di opzioni nel quale si possano combinare settori di intervento con altri interventi previsti tra le opzioni che si stanno discutendo per i futuri fondi strutturali. Al fine di ottenere risultati della massima efficacia è necessario che gli enti locali e regionali possano esercitare un ampio influsso.

  9. chiede che la Commissione si impegni a valutare la possibilità di consentire che le produzioni di qualità delle zone di montagna, originate nelle aree delimitate secondo le norme, possono fregiarsi di una menzione aggiuntiva a quella DOP o IGP che manifesti la provenienza da aree montane.

  10. è favorevole alla conclusione di convenzioni regionali, anche nell'ambito della cooperazione transfrontaliera, sul modello della Convenzione delle Alpi, per istituzionalizzare e intensificare la cooperazione volta alla soluzione di specifici problemi regionali e transfrontalieri, fornendo così un esempio concreto di realizzazione dell’idea di un’Europa delle regioni;

  11. Ritiene necessario intensificare gli sforzi nell’ambito delle pari opportunità tra uomini e donne; constatando in particolare che secondo i risultati delle ultime ricerche, la parità tra donne e uomini costituisce di per sè un fattore di sviluppo. Nelle zone caratterizzate dallo spopolamento, la presenza di un supporto sociale ben articolato è l’accesso ad una offerta culturale più ampia svolgono un importante ruolo nell’impedire che le donne e i giovani abbandonino le campagne e le zone di montagna. L’offerta di programmi di formazione e di formazione permanente adeguati e in particolare rivolti ai giovani, fra cui i giovani produttori agricoli a un’importanza decisiva per consentire loro l’autonomia economica.

  12. Ritiene che a favore delle zone di montagna si debbano adottare misure compensative nazionali e regionali, nonché deroghe alle norme comunitarie sugli aiuti di Stato, per permettere la fornitura di servizi di interesse pubblico su tutto il territorio e per controbilanciare la riduzione del sostegno strutturale che esse subiranno a causa dell'intensificarsi delle richieste di aiuti strutturali conseguente all'allargamento.

  13. sottolinea la necessità di dotare in modo adeguato le zone di montagne con strumenti di politica strutturale anche dopo il 2006 e di mantenerle fino al persistere dei loro problemi specifici.

  14. Invita la Commissione a prevedere, nel quadro della strategia complessiva per le zone di montagna, specifici meccanismi di sostegno per l'utilizzazione preferenziale in tali zone di fonti energetiche rinnovabili, in condizioni di compatibilità ambientale e paesaggistica, in particolare per lo sfruttamento delle risorse idriche compatibile con la tutela ambientale e paesaggistica e per la gestione sostenibile dei boschi di montagna.

  15. Esorta la Commissione Europea a partecipare regolarmente ai lavori degli organi della Convezione per la protezione delle Alpi.

  16. Propone che le istituzioni europee promuovano l’individuazione e la diffusione di buone pratiche relative alla gestione del territorio montano, di azioni di sviluppo sostenibile e di iniziative tendenti a superare le difficoltà di gestione dei servizi. Sottolinea infine l’importanza dello scambio transnazionale di metodi e di esperienze locali e regionali.

  17. Ritiene che nelle regioni di Montagna particolare attenzione vada prestata al settore lattiero-caseario in quanto si deve cercare di preservare un’attività agricola diffusa organizzata in piccole aziende agricole.
  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi