"Molti analisti politici partono dal presupposto che, senza importanti risorse esterne e pianificazione dall'alto, è impossibile fornire beni pubblici e risorse comuni sostenibili.
Un simile presupposto assoluto è sbagliato!
Se è vero che è sempre difficile trovare metodi efficaci per fornire questi servizi, gli imprenditori pubblici che lavorano a stretto contatto con i cittadini spesso trovano nuovi modi di mettere insieme i servizi, usando un mix di talenti e risorse locali.
L'idea preconcetta che i locali non possano occuparsi dei problemi del settore pubblico ha portato in tutto il mondo all'adozione di leggi che assegnano la responsabilità dei servizi pubblici locali a enormi dipartimenti amministrativi dello Stato, spesso non provvisti delle risorse per portare a termine il loro compito.
Non è così che si è sviluppata l'Europa.
La legislazione contemporanea, che attribuisce ai governi regionali o nazionali la responsabilità dei beni pubblici e delle risorse comuni a livello locale, sottrae ai cittadini l'autorità di risolvere problemi che sono differenti da una località all'altra.
Dobbiamo sbloccare le loro capacità e metterli nelle condizioni di essere riconosciuti come cittadini e funzionari pubblici locali con il potere e l'autorità per risolvere problemi locali.
Dobbiamo concepire il settore pubblico come un sistema policentrico, e non come una gerarchia monocentrica".
Questi concetti sono riecheggiati più volte nei discorsi e nelle politiche che l'Uncem - fin dagli Stati Generali della Montagna del 2001- ha realizzato e messo in campo.
Sono logiche che, tra l'altro, vengono riassunte all'interno del libro "La sfida dei territori nella green economy" che è stato pubblicato da Arel-Il Mulino grazie al contributo dei maggiori esperti nazionali del settore con il coordinamento di Uncem.
E, dunque, ci si potrebbe legittimamente chiedersi: ma dov'è la novità?
La novità consiste nel fatto che queste idee, queste parole da poche ore hanno ricevuto il premio Nobel per l'economia 2009, visto che sono state pronunciate nel 2005 da Elinor Olstrom, politologa statunitense di 76 anni docente di scienze politiche all'Università della California e prima donna nella storia a vincere il premio Nobel per l'economia da quando -1968- è stato istituito.
La Olstrom è una studiosa dei vantaggi dell'autogoverno nell'impiego delle risorse.
Essa in decenni di studi ha dimostrato che il governo delle risorse a livello locale, compiuto da parte di "comunità di utenti" è più efficiente sia della gestione da parte di privati sia di quella pubblica centralizzata.
Insomma, per rimanere in tema di Nobel per l'economia, la Olstrom ha dimostrato ciò che noi andiamo da anni sostenendo,e cioè oggi per promuovere politiche di sviluppo sono insufficienti sia le politiche classiche di John Maynard Keynes (fondate sulla leva della spesa pubblica e sulla logica della redistribuzione centralistica del reddito) sia quelle liberistiche di Milton Friedman (con il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell'economia ed il suo sostegno convinto a favore del libero mercato e della politica del laissez-faire.).
Ma bisogna dare spazio, aver coraggio di aprire al protagonismo, alla responsabilizzazione, alla libertà delle collettività -anzi, delle "comunità" come le definisce il neo premio Nobel- locali.
Potremmo dire allora, con una facile battuta che abbiamo idee da Premio Nobel!
Al di là di battute vanagloriose, questa scelta caduta sulla Olstrom-fautrice tra l'altro dei concetti di innovazione dal basso e del ruolo delle comunità nell'invenzione di "metodi efficaci di coproduzione di beni e servizi"- ci fa indurre di essere sulla strada giusta nella nostra idea contenuta nel Manifesto per lo sviluppo della Montagna.
In esso abbiamo scritto che "i tempi sono maturi per inserire nell'agenda politica italiana progetti di sviluppo imprenditoriale e infrastrutturale finalizzati a trasformare il territorio in senso green".
La notizia che arriva da Oslo è una conferma a questa intuizione, e uno stimolo a continuare a battere questa strada.