Rassegna Stampa

   

   

   

   


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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:01:01.
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       Lunedì, 15 dicembre 2008
Gattopardi Europei
Il corsivo di Enrico Borghi



Di fronte all'incalzare della crisi economica, fior di economisti e politici sono passati nel giro di qualche settimana dal più' strenuo liberismo al più' ferreo keynesismo.
E dall'agitare la bandiera del libero mercato, al grido di "e' il capitalismo, bellezza!", sono passati a sventolare il vessillo dell'interventismo statale.
Ma chi sembra pagar sempre pegno di queste improvvise conversioni sono sempre quelli che stanno ai margini della giostra del potere.

Ricordate quando alcuni anni fa l'Uncem agli Stati Generali della Montagna di Torino 2001 lancio' l'allarme contro il principio della concorrenza falsato applicato da Bruxelles e dintorni?
Era il periodo in cui ritornavano al mittente bocciate le diverse leggi regionali che cercavano di colmare il gap di competitivita' delle aree montane.
Si bocciavano le leggi che agevolavano gli agricoltori di montagna nell'acquisto delle quote latte perche' "misura contro la concorrenza".
E idem dicasi per le leggi di agevolazione delle funivie e delle teleferiche, o i tentativi di aumentare le percentuali di contributo in conto capitale.
Tutte cassate, perche' sediziosamente keynesiane e tendenzialmente socialistoidi, o forse troppo cattocomuniste anche se fatte da giunte di centrodestra.

Ora pero' che la crisi economica non morde più' solo il malgaro alpino o l'albergatore abruzzese, ma colpisce il santuario del capitalismo costituito dall'automobile, allora il clima cambia.
Eccoti dunque il presidente francese Nicolas Sarkozy annunciare che le regole europee sugli aiuti di Stato vanno cambiate al più' presto.
E la stessa commissaria alla concorrenza Neelie Kroes prende in mano il dossier annunciando cambiamenti (l'avesse fatto il predecessore sarebbe stato spedito alla Cayenna!).

E il governo svedese di centro destra, nel solco della tradizione socialdemocratica scandinava, batte tutti sul tempo varando un piano di sostegno pubblico all'auto da 2,5 miliardi di euro che appare iin contrasto con il regolamento comunitario sugli aiuti di Stato.
Ma la Svezia non ne vuole tener conto.
"E' la crisi, bellezza!" ci sentiremmo dire se opinassimo invocando coerenza.

In questa bella pagina di gattopardismo europeo una domandina: ma non e' che la deroga agli aiuti di Stato verra concessa solo per Volvo, Fiat, Volkswagen, Renault e simili e alla signora Maria, albergatrice dell'Alpe Devero, continueranno a spiegare che deve piastrellare la stalla a duemila metri di quota perche' lo vuole l'Europa e non potra' avere risorse che azzerino il suo gap competitivo perke' non lo vuole l'Europa?

  
 

© Copyright 2009 Enrico Borghi