E’ stata un’altra notte da Toro! Pazientino gli amici non contagiati dal virus granata, ma non posso esimermi da qualche riflessione su quello che è avvenuto ieri sera al “Delle Alpi”, di fronte a 60.000 persone (cioè il doppio di Juve-Arsenal, il doppio dell’ultima partita “scudettata” della Gobba in casa!).
Sembrava troppo facile dopo la semifinale con il Cesena, regolata senza pathos, priva di sofferenza, quasi asettica. Sembrava una vittoria da Juve, insomma.
E invece, eccolo lì il Toro: a prendere mazzate a Mantova, a farsi fischiare contro rigori dubbi, a risorgere al Delle Alpi con i gol decisivi sotto la Maratona.

E a dannarsi la vita maledettamente fino all’ultimo secondo, riuscendo a rimanere in dieci sul 3-0, a strozzarsi il fiato in gola con un rigore procurato dal figlio di un gemello del gol e realizzato da uno degli ultimi Filadelfia-boys (nemesi storica, solo noi siamo capaci di ‘ste robe a mezza strada tra il romantico e il masochista), a infartuarci per il tiro al 119’ di tal Gasparetto che se entrava veniva giù il mondo e invece da lassù un alito di vento fatto spirare da Superga ha spinto appena appena al di là del palo...
Insomma, roba da Toro!
Che conferma ancora una volta di più che il Toro è la metafora della vita, e che tifare il Toro non è solo tifare per una squadra di calcio, ma accettare consapevolmente di non cercare la fuga oppiacea dalla realtà che il football dovrebbe garantire, almeno se si sceglie di tifare per l’altra squadra che ha un pigiama al posto della maglia.
E’ roba da Toro soffrire e vincere così! Ora culliamoci il sogno di uno stadio strapieno ed entusiasta, di una squadra che ama soffrire e lottare come il Toro del nostro imprinting, di una società finalmente seria e depurata dai venditori di fumo, di un allenatore capace e competente.
Qualcuno mi dice che alla fine del sogno ci sono anche i gobbi con il pigiama in serie B... Mah, per ora non svegliatemi!