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Ultimo aggiornamento: 28-01-2009; 12:00:31.
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| Giovedì, 20 novembre 2008
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DOPO ASIAGO: E ORA?
L'amico Massimo mi ha inviato questa lettera all'indomani di Asiago e delle mie considerazioni sull'idea di Unione Democratica delle Alpi.
Mi piacerebbe sapere se ci sono altri amici on line che condividono queste interessanti osservazioni.
Se qualcuno vuole partecipare alla discussione, è benvenuto, pubblicherò le vostre mail
Poi proverò a dire la mia dopo aver ascoltato gli amici.
Enrico
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Ho letto e riletto più volte il commento appassionato del tuo amico Lorenzo.
Sarò sincero, di sbagliato non ho trovato nulla. Penso solamente che in politica come nella vita bisogna essere realisti e concreti quando si devono affrontare scelte importanti e,purtroppo, quando la posta in gioco è alta non si può accontentare tutti, almeno non subito.
Credo sia sacrosanto e verissimo ciò che lui ha detto e sostenuto ma penso che non sia criticabile la proposta di una cooperazione per la rappresentanza del nord.
Credo e spero che invece possa essere un punto di partenza per poter dimostrare anche ai ragazzi e ai cittadini del nostro Sud che una rappresentanza diversa è possibile!
Vedo quindi la questione come un punto di partenza anche per il Sud non un ennesimo tentativo di lasciarlo a se stesso! Saluti! Marco
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Caro Enrico
Ho atteso qualche giorno prima di decidere se partecipare al dibattito che hai aperto con la tua lettera all’Adige del 19 novembre.
Se si trattasse solo di una questione politico-montana, importante ma pur sempre circoscritta, forse non mi sarei sentito all’altezza di incrociare la penna con te, ma le questioni che sollevi non sono di poco conto, e riguardano tutti quelli che come me, hanno creduto in questo partito nuovo e si sono battuti, con convinzione perché questo nascesse privo delle scorie dei vecchi partiti di riferimento ma che raccogliesse il meglio di queste due esperienze, dando vita a quello che ecc, ecc.... uso questa sospensione del periodo perché si tratta di una definizione dell’origine del PD che ha ormai assunto “forma canonica”.
Detto questo devo dire che condivido quasi tutte le cose che sostieni nel tuo articolo, meno alcune righe, no perché non sia d’accordo sulla affermazione ed il riscatto politico dei territori, particolarmente di quello così vasto ed importante come quello delle Alpi, ma perché circoscrivere questo riscatto, limita la validità di una analisi che ha invece una solida validità.
Che dire infatti di tutti quei territori che non hanno la forza economica delle Alpi e la stessa ribalta mediatica, ma che costituiscono l’altra gamba del sistema montagna dell’Italia?
Ed in Liguria dove ci fermiamo, al colle di Cadibona dove per convenzione termina l’arco alpino, oppure alle nuove scoperte geologiche dovute ad un recente traforo ferroviario, che ne colloca il termine sotto il monte Rocca dei Corvi alle spalle di Sestri Ponente popoloso quartiere di Genova a due Km dal mare?
Mi viene anche in mente un’altra questione così, su due piedi, ma pensiamo veramente che con la forma dell’unione europea che si è configurata, servono ancora le province autonome intese come zone di frontiera da sostenere per evitare rigurgiti di separatismo? Ricorderai che De Gasperi, al tavolo della pace riteneva la questione del Trentino Alto Adige vitale per gli interessi dell’Italia, e che le scelte conseguenti furono fatte altrove.
Certamente in Trentino a differenza di altre regioni autonome, non si è sprecato nulla, mentre in altre lo sfascio è sotto gli occhi di tutti, anche della Lega che sta zitta per convenienza, ma se le cose si guardano in questa ottica, è molto difficile non scivolare nel protoleghismo fino a rivendicare lo stesso per altre parti del paese, suscitando aspettative che se non soddisfatte generano ulteriori risentimenti verso il potere centrale, che invece di colpe ne ha già molte di sue e da lunga data.
La stessa vicenda del federalismo non mi sembra, così come viene intesa, che risponda alle esigenze del Paese.
Come la si vuole intendere nei territori, da parte dei cittadini e quindi dai loro amministratori liberamente eletti? Come una allocazione delle risorse prodotte attraverso una diversa redistribuzione fiscale, come un “liberi tutti” sulla spesa delle amministrazioni locali?
Non avrei dubbi sul fatto che qualcuno la intenda così, ma è questo il federalismo di cui ha bisogno l’Italia? Anzi se questa è la corrente maggioritaria di pensiero , vedo il pericolo definitivo di una potente e risolutiva (per qualcuno evidentemente cercata e benedetta) rottura dell’unità nazionale.
Non credo che nel meridione ed alle classi dirigenti locali, importi molto di questa unità, perché fino a quando gli conviene esse la perseguono, ma in una situazione di rottura istituzionale la mia impressione è che questo scenario vada bene anche a loro per continuare a gestire il potere e tenere ingessata una società che pure ha elementi di grande vitalità. Basti pensare alle iniziative dei giovani contro mafia e ‘ndrangheta, oppure la reazione degli studenti di Messina ai concorsi truccati.
A proposito qualcuno pensa seriamente che la riforma Gelmini inciderà sul nepotismo nelle facoltà universitarie?
E’ di ieri sera la notizia dell’intervento del Capo dello Stato sulla inadeguatezza ed il fallimento della classe politica meridionale accomunando tutti, credo, in questo impietoso giudizio.
Vedi Enrico, l’anno scorso quando ci siamo riuniti a Trento, ho ascoltato il racconto della tua vita di giovane sindaco, e ne sono rimasto colpito ed ammirato.
Pensavo invece alla mia di vita, che pur avendo lottato per decenni, alcuni dei quali in periodi non facili per il Paese vedi terrorismo ed altre vicende liguri e genovesi, ha però sempre comportato una esposizione collettiva e mai individuale, per questo la tua esperienza ti fa onore e dà lustro a questo partito e chi sottovaluta questo non fa danno a te, ma a tutti noi perché ci priva della tua passione politica.
Però l’istinto mi dice di stare attento di fronte alle cose che sostieni, certamente condivisibili, anche di frontea questo vuoto politico che c’è tra la soppressione del vecchio e la nascita del nuovo e che ha permesso a tanti personaggi e figuranti ormai sulla via del tramonto, l’assalto finale alla diligenza, tanto che si può affermare, come dici tu, che abbiamo assistito alla più grande colonizzazione di liste che si sia mai vista.
Non so se sia il caso di scendere nei particolari, forse è di cattivo gusto, e potrebbe essere che a forza di esempi negativi si scenda sempre più in basso, però basta fare mente locale e ci scorre tutto davanti, nomi cognomi, situazioni, ambasce pianti greci e cose stomachevoli, e ti assicuro che proprio per restare in casa mia, la Liguria non è stata da meno in questa rincorsa al peggio.
Chiudo queste mie riflessioni abbastanza slegate tra di loro, che tuttavia mi permettono un momento di confronto con un “compagno/amico” con il quale vorrei fare molta strada insieme ma che non mi sarà concesso, se non altro per ragioni anagrafiche, e ti consiglio un libro, dove dentro c’è molto di noi, e si capisce bene il perché le cose stanno andando così.
Il libro è “la Cina non è vicina” di un giovane bravo giornalista che si chiama Stefano Ferrante.
Fraterni saluti Lorenzo
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Leggendo la tua proposta a Dellai ci leggo intraprendenza, stima e, forse, un po' di sana invidia! Eh si il 'caro Lorenzo' ha saputo attraverso il suo lavoro far rispettare la gerarchia del merito che troppo spesso viene osteggiata dalla gerontocrazia romana. Abbiamo assistito e assistiamo anche oggi sulle pagine di tutti i più importanti quotidiani a casi di ghigliottinamento politico fatto in funzione di mere logiche di partito (il caso Villari ne è emblema).
Io da giovane amante della politica vivo male questa situazione, la domanda che mi sale più spesso alle labbra è: 'cosa si lotta a fare se poi le scelte ci vengono imposte e il merito non è merce di scambio?'
Poi capitano casi di portata nazionale come quello di Dellai e casi come quello di Obama e la domanda trova una risposta.
Lottare per il proprio futuro, lottare per far sentire la voce della mia gente, lottare per dare una speranza ai miei figli, lottare per me stesso. Perchè se mi accorgessi un giorno, facendo l'inventario della mia vita, di non aver speso abbastanza di me per ciò in cui credo, giungerei alla triste conclusione di non aver visssuto pienamente la mia vita.
Ecco perchè penso che sia da prendere oltre che come spunto politico anche e soprattutto come esempio di ciò che la politica potrebbe essere se tutti noi ci impegnassimo a fondo per far sentire la nostra voce, per non piegarci alle logiche di partito, per non essere la solita 'domus' lontana dalle scelte che contano.
Penso che sia un'idea formidabile quella che hai dato Enrico,se si combatte tutti insieme, si può fare!
L'unico mezzo per cambiare le cose, grandi o piccole che siano, è farsi il cosiddetto 'mazzo'!
Dunque, basta parole, rimbocchiamoci le maniche e prendiamoci il nostro posto, quello che ci compete!
Saluti! Marco |
Caro Enrico approfitto della tua pazienza per condividere con te un po’ delle cose che ho pensato in questi giorni.
Come sai ti ho eletto a mio riferimento ( perché ti stimo e non sto sviolinando ..... ) e quindi ogni tanto ti rompo.
Dopo la vittoria di Obama negli Stati Uniti tutti abbiamo molto festeggiato quasi che avessimo vinto anche qui in Italia. Ho trovato tutto ciò molto paradossale in quanto quello che è successo negli Stati Uniti non ha niente a che vedere con la situazione che noi “ democratici” stiamo vivendo qui in Italia.
Provo a spiegarmi:
LE PRIMARIE: le primarie negli Stati Uniti sono una sfida vera in cui i candidati combattono aspramente, senza esclusione di colpi e quello che vince è veramente il migliore.
Facciamo finta che anche le primarie in Italia siano andate allo stesso modo ( anche se sappiamo che non è stato così ).
LA MATURITA’: siano andate come siano andate le primarie ci siamo ritrovati un segretario. Negli stati uniti tutto il Partito Democratico il giorno dopo ha riconosciuto in Obama ( magari con qualche mal di pancia ) il designato ed ha fatto quadrato intorno a lui.
In Italia il giorno dopo le lezioni perse ( ma era impossibile vincerle ) è cominciato lo sport di contestare il segretario. Ma da parte di chi?
Di un gruppo do giovani dirigenti pieni di voglia di fare?
no da parte di MARINI di D’ALEMA che non mi sembra proprio che possano dire qualcosa di nuovo nel panorama politico italiano.
IL CANDIDATO: la campagna elettorale di Obama è un fenomeno da studiare.
Alcune cose sono difficilmente proponibili in Italia ( ad es. l’uso della rete ) altre invece ci devono fare pensare.
Il discorso della vittoria di Obama rappresenta in qualche modo molto bene il candidato.
Un personaggio nuovo ( 47 anni !!! ) che parla in modo molto semplice ma che è capace di creare suggestioni nelle persone fargli intravedere che “ yes we can “ è possibile per ognuno di loro.
Ha fatto quello che la bella politica deve fare: dare speranza alle persone, farle sognare che un mondo migliore è possibile e che è possibile farlo assieme anche con persone nuove.
Noi abbiamo un candidato “politico” di mestiere , bravino ma che molto spesso rischia di diventare la controfigura di qualcuno: BLAIR prima, OBAMA dopo.
Non è male ma è vecchio anche lui o meglio è vecchio il mondo che rappresenta.
E tutto questo fa il gioco degli altri. Il nostro buon Silvio riesce a fare sognare di più gli italiani promettendogli ( con il possesso delle televisioni ) che sarà “ tre volte natale e festa tutto l’anno “ e noi?
Racchiusi dentro la convinzione un po’ snob di rappresentare la parte migliore della società ci dimentichiamo di capire che cosa sta succedendo e non impariamo a leggere i fenomeni.
O meglio i fenomeni li leggiamo tutti ma poi prevale l’istinto di conservazione del potere che sempre più per me contraddistingue anche la nostra dirigenza.
Cosa deve succedere in Italia perché un 47enne possa aspirare a cambiare Il Paese?
E’ giusto che esistano uomini per tutte le stagioni ?
Io sono arrabbiato Enrico, arrabbiato ed impotente di fronte ad un paese nel caos in cui l’etica è una cosa che non esiste più.
Senza voler fare quello che esagera dico che noi abbiamo dei figli piccoli che un giorno mi piacerebbe potessero dire che i loro papà hanno fatto qualcosa per il loro futuro.
Ma come facciamo se non ne abbiamo la possibilità?
Possibile che questa dirigenza sia così chiusa ed ottusa e non capisca che il loro tempo è finito? recentemente credo De Rita ha scritto da qualche parte che i nuovi amministratori – la futura classe dirigente del paese – arriva dal territorio.
Tu Enrico hai riunito 2000 sindaci ad asiago e non credo che fossero lì solo perché rischiavano di perdere il posto da amministratori; erano lì mi auguro perché volevano continuare a svolgere il loro lavoro di amministratori per il bene del territorio ( forse non tutti ma più d’uno si ).
Non disperdere questa grande energia il manifesto per la montagna può diventare il manifesto di chi non vuole spartire più niente con un mondo vecchio che non rappresenta più nessuno tanto a destra come a sinistra.
L’ Onda degli studenti ha dimostrato che un fenomeno che nasce dal basso che è libero non può essere fermato soprattutto se non si fa ingabbiare in discussioni di natura ideologica e di parte.
Ma di cosa dobbiamo avere paura ? Io da solo non conto niente ma credo che queste considerazioni ( che possono anche sembrare populiste mi rendo conto ) siano condivise da molti bravi amministratori che tutti i giorni fanno i conti con i problemi delle persone e si impegnano per risolverli.
L’Italia ha bisogno di un nuovo patto sociale questo è evidente e non credo che persone che hanno vissuto troppo tempo in un sistema completamente bloccato, anzi hanno contribuito a scriverlo, possano fare questo cambiamento che non è più derogabile.
Questi nuovo sistema di relazioni o lo costruisce ognuno di noi dal basso, con l’impegno di tutti i giorni o ci toccherà vedere che celo fanno gli altri e se il buon giorno si vede dal mattino io vorrei evitarlo.
Ciao
Massimo
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